Castellammare. L’ultimo sospetto sul narcos Imperiale: aveva contatti con i terroristi

Tiziano Valle,  

Castellammare. L’ultimo sospetto sul narcos Imperiale: aveva contatti con i terroristi

Sono trascorsi 33 giorni dall’arresto del narcotrafficante Raffaele Imperiale a Dubai, ma la procedura per l’estradizione è ancora in corso e dagli Emirati Arabi sembrano non avere alcuna fretta di consegnare il latitante stabiese alle autorità italiane. Rispetto al passato però l’attesa non sembra inquietare gli investigatori italiani, perché a Dubai si è cambiato registro nella lotta ai trafficanti di droga e l’arresto di Imperiale è il segnale della volontà di cooperare con lo Stato italiano.

Imperiale potrebbe essere estradato oggi o tra qualche mese, ma in ogni caso si continua a respirare una certa fiducia nel fatto che possa essere consegnato alle autorità italiane.

Una fiducia che è dettata anche dalla volontà degli Emirati Arabi di contrastare la minaccia terroristica attraverso la collaborazione con i diversi Stati. A Dubai – secondo quanto raccontano anche quotidiani locali – sono state avviate più indagini che testimonierebbero i rapporti tra i narcotrafficanti capaci di trasferire tonnellate di cocaina da una parte all’altra del mondo e il terrorismo islamico. Affari che vanno dal traffico di armi, fino al finanziamento di attività dei gruppi estremisti in cambio di aiuti nel far passare i carichi di stupefacenti in Medio Oriente, poi destinati al mercato europeo.

Fino ad oggi non è mai emerso che Raffaele Imperiale avesse contatti con gruppi terroristici. Gli accertamenti avviati però riguardano anche boss della droga marocchini, serbi e irlandesi, che farebbero parte del suo stesso cartello di narcotraffico.

Per quanto riguarda Imperiale, c’è da dire che le autorità di Dubai hanno avviato anche un’indagine per comprendere se ha riciclato soldi negli Emirati Arabi. In una vecchia indagine della polizia spagnola del 2014 emerse che il narcotrafficante stabiese stesse cercando di realizzare una decina di ville a Dubai, per il valore di svariati milioni di euro l’una. Ma da allora è probabile che Imperiale abbia fatto altri investimenti.

«Piacere, Antonio Rocco». Così si presentava Raffaele Imperiale negli Emirati Arabi, fingendo di essere un uomo d’affari. Tra grattacieli e hotel di lusso, si muoveva sotto un falso nome, stando attento – almeno da qualche anno – a farsi vedere troppo in giro.

Il narcotrafficante viveva in una villa lontano dal centro di Dubai e accessibile da una sola strada, monitorata da telecamere di videosorveglianza. Non aveva registrato il suo indirizzo e quando doveva uscire di casa lo faceva ogni volta con un’auto diversa, nel tentativo di non dare punti di riferimento alle forze dell’ordine che gli davano la caccia.

Il 4 agosto scatta il blitz e Imperiale viene sorpreso mentre sta parlando al cellulare all’esterno della sua casa, circondato da alcune persone. Finge solo per un attimo di non essere lui, ma capisce che ormai la sua fuga è finita. Gli agenti della polizia di Dubai invadono la sua villa e cominciano a portare via soldi, orologi, gioielli e soprattutto dipinti. Da quel giorno, le autorità italiane aspettano il via libera all’estradizione.

 

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