Castellammare. Maxi-processo alla camorra stabiese: 10 boss dei D’Alessandro alla sbarra

Tiziano Valle,  

Castellammare. Maxi-processo alla camorra stabiese: 10 boss dei D’Alessandro alla sbarra

Estorsioni, usura, mani sugli appalti pubblici e privati, una rete impressionante di contatti che ha permesso al clan D’Alessandro di tenere sotto scacco la città e continuare a gestire tutti gli affari illeciti a Castellammare. Si aprirà la settimana prossima il processo al gotha del clan di Scanzano. Dieci le persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta Domino bis che hanno scelto il rito abbreviato. Tra questi figurano pezzi da novanta della cosca: Giovanni D’Alessandro, reggente del clan dal 2015 fino al suo arresto nel 2020; Sergio Mosca, consuocero del padrino defunto Michele D’Alessandro e colonnello della cosca di Scanzano; Antonio Rossetti, reggente del clan dal 2012 fino alla scarcerazione di Giovanni D’Alessandro; Ettore Spagnuolo, riferimento di Scanzano nel centro antico di Castellammare; Liberato Paturzo, ritenuto l’imprenditore del clan; Nino Spagnuolo e Francesco Delle Donne, accusati di rifornire carichi di droga ai D’Alessandro; Antonio Longobardi, riferimento del boss Sergio Mosca nel rione Cicerone; Luigi Biondi, accusato di custodire le armi per il clan; e Sabato Schettino, uomo di fiducia di Antonio Rossetti.

Le accuse sono a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione continuata ed in concorso, detenzione illegale di armi comuni da sparo, reati tutti aggravati dalle finalità mafiose.

Si tratta del secondo filone di un’inchiesta scattata dopo l’omicidio di Antonio Fontana, ras dell’Acqua della Madonna massacrato il 9 luglio 2017 all’esterno di una pizzeria di Agerola. Un delitto sul quale, secondo l’Antimafia, c’è il marchio del clan D’Alessandro.

Da quel giorno, gli investigatori mettono sotto torchio boss e gregari di Scanzano e riescono a ricostruire tutti gli affari illeciti della cosca. Se l’inchiesta “Domino” ha svelato il sistema di controllo di tutte le piazze di spaccio cittadine, “Domino bis” si è concentrata sulle estorsioni, il giro di usura e il traffico di armi gestiti dalla triade formata da Giovanni D’Alessandro, Sergio Mosca e Antonio Rossetti, a capo di una cupola capace di mettere le mani anche sugli appalti pubblici e privati. E’ l’inchiesta che ha rivelato che l’imprenditore Gerardo Delle Donne aveva proposto al boss Sergio Mosca di sostenere un candidato di Forza Italia alle ultime elezioni amministrative e gli interessi della cosca di Scanzano negli appalti nell’Asl Napoli 3 Sud. Un’inchiesta che complessivamente ha consentito alla Procura di eseguire 16 arresti e iscrivere nel registro degli indagati 27 persone.

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