Boxlandia a Sorrento, 18 mesi per fissare l’udienza decisiva in Cassazione: diffida ai giudici

Salvatore Dare,  

Boxlandia a Sorrento, 18 mesi per fissare l’udienza decisiva in Cassazione: diffida ai giudici

Dal verdetto di secondo grado e dal deposito delle motivazioni con cui i giudici definirono «macroscopica» l’illegittimità del permesso di costruire è passato oltre un anno e mezzo. Era febbraio 2020, poco prima che ci fosse il lockdown, quando arrivò la sentenza della Corte d’Appello di Napoli. Ora, 18 mesi dopo, si attende la pronuncia definitiva che dovrà emettere la Corte di Cassazione. Ma l’udienza “finale” non è stata ancora fissata. Ecco perché è partita una diffida, formulata dalle parti civili, con cui si chiede di calendarizzare al più presto il processo. Va a rilento, ancora, il caso Boxlandia. Galoppa il rischio della prescrizione a carico degli imputati e le associazioni ambientaliste costituite in giudizio, Wwf Terre del Tirreno e Verdi ambienti e società (rappresentate dagli avvocati Giovanbattista Pane e Giovanni Pollio), auspicano che quanto prima la Cassazione possa esprimersi una volta per tutte sul progetto che prevedeva la realizzazione di un’autorimessa interrata con 252 box auto in un giardino di vico III Rota a Sorrento. Gli imputati sono due: Lucio Grande e Dario Perasole, entrambi commissari ad acta della Provincia di Napoli che – parliamo di dieci anni fa – rilasciarono l’autorizzazione incriminata e che in secondo grado, i giudici della Corte d’Appello di Napoli  furono condannati a un anno e otto mesi (con sospensione condizionale della pena). Era l’ottobre 2010 quando iniziarono a spuntare ombre sull’intervento avviato nel fondo di vico III Rota. Ad autorizzare i lavori furono Grande e Perasole che ebbero l’incarico di esaminare la richiesta di permesso perché Soprintendenza e Comune di Sorrento negarono il via libera. Stando alle accuse, nel fondo non poteva essere realizzata alcuna autorimessa perché il permesso venne rilasciato su un falso presupposto. Quale? Quello secondo cui non c’erano violazioni dei vincoli urbanistici che, in realtà, definiscono “satura” la zona di vico Rota escludendo incrementi volumetrici, compresi quelli per mettere su un’autorimessa a 3 livelli con 252 box. Fu un esposto del presidente del Wwf di Sorrento, Claudio d’Esposito – a cui si unì l’allora consigliere comunale di minoranza Rosario Fiorentino – a far scattare le indagini. Ma la svolta arrivò con un dossier inviato alla Procura di Torre Annunziata dal compianto Giovanni Antonetti, leader dell’Italia dei Valori. Il cantiere venne sequestrato dalla polizia, poi l’inchiesta e il processo.

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