Torre del Greco, l’inferno di una panettiera: «Io stritolata dalla morsa del racket»

Ciro Formisano,  

Torre del Greco, l’inferno di una panettiera: «Io stritolata dalla morsa del racket»

«Ero schiava di questa situazione. Poi ho trovato il coraggio di dire basta e  denunciare nonostante le minacce e le continue chiamate. Quell’uomo mi ha contattata persino quando ero davanti al magistrato per firmare la denuncia che ha dato vita a questo processo». E’ uno dei passaggi del racconto di una imprenditrice di Torre del Greco che ieri mattina si è presentata in tribunale per raccontare il suo inferno. Una storia di usura prima e racket poi ripercorsa nei dettagli davanti a giudici e pubblico ministero. Lei è titolare di un panificio del centro della città. Un’attività che porta avanti da anni. Nel 2009 però deve fare i conti con alcuni problemi economici. «Sono stata costretta a chiedere un prestito a usura». L’uomo che le da i soldi si chiama Francesco Formisano, quarantaquattrenne di Torre del Greco. La donna firma alcune cambiali. Dice di aver pagato le rate fino al 2010. Sembra tutto finito ma dopo dieci anni l’uomo torna alla carica. «Voleva altri soldi», il succo del racconto della donna. Da qui inizia la storia di questo processo. Una storia che a febbraio di quest’anno ha portato all’arresto di Formisano, accusato di estorsione aggravata e continuata. Secondo gli inquirenti e stando alla denuncia della donna, l’imputato avrebbe chiesto alla vittima di continuare a pagare quel debito che l’imprenditrice credeva ormai estinto. La vittima, ai magistrati, ha raccontato di aver pagato ogni settimana tra i «50 e i 200 euro». E non solo. L’imputato l’avrebbe persino costretta a consegnargli pane e prodotti dolciari. Il tutto per un danno stimato dall’accusa in circa 3500 euro complessivi. Un inferno che avrebbe avuto il suo apice nel momento più drammatico: durante il lockdown dell’inverno del 2020. Mentre tutti erano chiusi in casa per via delle restrizioni anti-contagio, l’imprenditrice sarebbe stata stritolata nella morsa del pizzo. Un vortice di paura e minacce dal quale non sembrava esserci uscita. «Diceva che avrebbe fatto del male a me e ai miei familiari se non avessi pagato – le parole della vittima ai magistrati di Torre Annunziata – Mi diceva: “non me ne frega se chiami la polizia se non paghi ti do fuoco al negozio”.Ho vissuto in un incubo». Pressioni proseguite fino al giorno della denuncia firmata negli uffici della Procura. «Ho deciso di dire basta, ero stanca di vivere in questa situazione. Continuava a chiamarmi persino quando ero davanti al magistrato per denunciarlo», un’altra delle frasi ripetute dalla vittima. La difesa di Formisano – rappresentato dagli avvocati Elio D’Aquino e Antonio de Martino – ha provato a puntare sulla presunta assenza di riscontri alle dichiarazioni della donna. Elementi che adesso verranno valutati dal collegio giudicante. Intanto nella prossima udienza – fissata a ottobre – è in calendario la testimonianza di un’altra donna che avrebbe assistito alle richieste estorsive dell’imputato.

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