Il patto anti-camorra, 40 associazioni sfidano i boss a Torre Annunziata

Ciro Formisano,  

Il patto anti-camorra, 40 associazioni sfidano i boss a Torre Annunziata

Associazioni, sindacati, movimenti, gruppi autonomi, parlamentari e familiari delle vittime. Quaranta realtà unite da un obiettivo comune: liberare la città di Torre Annunziata dalla morsa della camorra spietata e assassina. Ieri mattina, all’interno dell’Agorà “Bene Comune” di via Fusco, è nato il “Comitato di liberazione dalla criminalità organizzata”. Una risposta all’escalation di violenza che in questi ultimi mesi ha travolto la città. Un’emergenza capace di produrre qualcosa come 40 raid armati in otto mesi (tra stese, agguati e rapine) e anche un omicidio: il delitto costato la vita, il 19 aprile scorso, a Maurizio Cerrato, l’uomo ucciso per aver difeso sua figlia al termine di una banale lite per un posto auto. «Torre Annunziata è spenta – scrivono le associazioni che hanno firmato il documento presentato ieri – La luce della speranza è stata risucchiata dal buio della violenza della camorra. Di colpo sembra essere ripiombati in quel maledetto “Fortapàsc”». Come 40 anni fa la camorra macina soldi con le estorsioni, terrorizza, inquieta. Si fa grande grazie alla paura, all’omertà, all’indifferenza. «C’è una democrazia indebolita – scrivono le associazioni – la giunta comunale travolta dagli scandali ha smarrito credibilità e autorevolezza».  «La camorra è il problema più drammatico di Torre Annunziata, ne condiziona tragicamente da decenni la vita quotidiana e le possibilità di sviluppo». Parole accompagnate dall’appello alle altre realtà cittadine ad unirsi per dire «basta» alle estorsioni, alle stese, alla violenza. Un guanto di sfida ai boss lanciato davanti agli occhi di due donne che alla violenza hanno pagato un prezzo altissimo: la moglie di Maurizio Cerrato e la figlia di Luigi Staiano (quest’ultimo ucciso nel 1986 per aver denunciato gli esattori del pizzo). E nel mare magnum di parole spese ieri mattina le loro voci sono ondate che trasudano rabbia e voglia di giustizia. «Mio marito è morto dannato perché prima di morire ha guardato negli occhi sua figlia – le parole di Tania Sorrentino, moglie di Maurizio Cerrato – Quelle persone che non hanno parlato lo hanno fatto per omertà e paura. Dobbiamo capire come fare per convincere queste persone a parlare, a denunciare. E’ vero che ho perso un marito e nessuno me lo riporterà indietro. Ma adesso voglio giustizia». Abbattere il muro di omertà che da sempre protegge la camorra è  il principale obiettivo che si pone il comitato nato ieri e al quale aderiscono, tra gli altri, la Fai, Libera, Anpi, Arcigay, Confcommercio, Cisl, Cgil, Uil e tante altre importanti realtà associative del territorio. Un modo per creare una coesione civica, una rete in grado di spingere imprenditori e vittime a mettere con le spalle al muro i boss, i camorristi i violenti. Ma servirà tempo, impegno, coesione per estirpare dai vicoli un cancro che da decenni si annida nei meandri della città. Ieri è stato fatto il primo passo nella lunga marcia che punta a liberare Torre Annunziata dai tentacoli della camorra. La camorra spietata e assassina che oggi come 40 anni fa, detta legge nelle strade di Fortapàsc.

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