Sarno, inquinamento record: nel fiume dei veleni spuntano azoto, ferro e zinco

Ciro Formisano,  

Sarno, inquinamento record: nel fiume dei veleni spuntano azoto, ferro e zinco

Quattro aziende sequestrate tra Torre Annunziata, Striano, Pagani e Solofra. Altri quattro imprenditori denunciati per reati ambientali. E ancora, valori inquinanti scoperti nei reflui superiori fino a 200 volte i limiti imposti dalla legge. E’ il bilancio dell’ennesima operazione frutto della mega-inchiesta condotta dalle Procure di Avellino, Torre Annunziata e Nocera Inferiore sul fenomeno dell’inquinamento nel fiume Sarno. Le condizioni del corso d’acqua più inquinato d’Europa sono finite, in questi mesi, sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti che indagano su più fronti. Da un lato le responsabilità dei Comuni nella mancata realizzazione dei lavori di depurazione, dall’altro le aziende che continuano a sversare veleni. E proprio in questo ambito che nelle scorse ore i carabinieri del comando gruppo per la tutela ambientale hanno eseguito tre diversi provvedimenti di sequestro a carico di 4 aziende. In una nota congiunta firmata dai Procuratori Antonio Centore (di Nocera Inferiore), Nunzio Fragliasso (di Torre Annunziata) e Domenico Airoma (di Avellino) viene anche sottolineato che i titolari delle imprese sono indagati, a vario titolo, per i reati di «scarico abusivo di reflui industriali», «illecita attività di gestione di rifiuti», «emissioni in atmosfera senza autorizzazione» e «inquinamento ambientale».

Il blitz a Torre

Tra le aziende sequestrate c’è la “Eurogalvanica srl”, azienda attiva a Torre Annunziata che si occupa della zincatura dei metalli. Secondo le indagini condotte dagli inquirenti l’impresa avrebbe «effettuato lo scarico delle acque reflue industriali in pubblica fognatura» senza autorizzazione. Dal lavoro dei carabinieri del Noe e dalle indagini tecniche condotte dall’Arpac è venuto fuori che la stessa impresa avrebbe sversato i reflui della lavorazione industriale nel canale Bottaro e poi nel fiume Sarno. Reflui che sono risultati «altamente contaminati» arrivando a raggiungere valori «200 volte superiori – scrivono i magistrati – rispetto ai limiti di legge». Tra i materiali inquinanti rinvenuti nel corso delle analisi ci sono metalli pesanti come ferro, zinco, azoto ammoniacale e cloruri. E anche sostanze «bio-accumulabili», ritenute «altamente tossiche per gli organismi viventi». Tra l’altro, un’altra delle contestazioni mosse dagli inquirenti all’impresa, c’è il fatto che l’attività sarebbe proseguita nonostante il parziale sequestro di «una parte dell’impianto» già finito nel mirino delle forze dell’ordine nei mesi scorsi.

Il sequestro a Striano

La seconda azienda sequestrata in seguito alle indagini della Procura di Torre Annunziata è la “T.G.S. srl” di Striano. L’impresa della piccola cittadina vesuviana si occupa della zincatura dei metalli. La “T.G.S.” avrebbe scaricato – senza autorizzazioni – le acque reflue industriali nella fognatura pubblica. Reflui che – sempre stando alle indagini e ai rilievi dei carabinieri del Noe e dalle analisi dell’Arpac – «confluivano direttamente nel Rio Foce e quindi nel fiume Sarno». L’azienda, sottolineano gli inquirenti, «non era in possesso delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera».

Pagani e Solofra   

A completare il quadro altre due imprese. La prima è la «Commerciale Export srl” di Pagani che si occupa della produzione di conserve alimentari. Anche in questo caso alla ditta è contestata l’accusa di aver sversato i reflui nelle fogne e successivamente nel fiume Sarno. A chiude il cerchio la “Laser Fashion srl” di Solofra che è accusata di «aver effettuato lo scarico di acque reflue industriali» senza autorizzazione.

L’inchiesta

Il sequestro delle 4 aziende – scrivono i magistrati alla guida delle Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata – «si è reso necessario per evitare la compromissione ulteriore dell’ambiente circostante e del fiume Sarno in particolare». Provvedimenti, quelli eseguiti nelle scorse ore, che rientrano nell’ambito della mega-indagine aperta da mesi e nata per «accertare e rimuovere le cause dell’inquinamento del fiume». Indagini finalizzate, tra l’altro, a «interrompere – scrivono i magistrati – le attività illecite che influiscono sullo stato di salute» del Sarno. Un’inchiesta che, come detto, si muove su più fronti. A cominciare dalle presunte omissioni dei Comuni che ricadono nel bacino del fiume. Enti che – negli anni – non avrebbero messo in campo le iniziative necessarie (la tesi degli inquirenti) per la depurazione del Sarno, aprendo così al disastro. Uno scempio che ha inevitabilmente avuto ricadute drammatiche anche sul rilancio di un’area – quella che accarezza le sponde del fiume – che potrebbe vivere di turismo. Un freno allo sviluppo del territorio ribadito, in questi anni, dalle denunce e dalle segnalazioni di cittadini, enti e altre imprese. A fine agosto, infatti, la Gori – l’azienda che gestiste il servizio idrico in provincia di Napoli –  ha denunciato il fatto che negli ultimi 23 giorni di agosto è stata registrata una produzione di fanghi pari alla portata che i depuratori trattano in un anno. Denuncia finita in Procura che è in linea con quanto emerso, in questi ultimi giorni, dal filone investigativo che ha portato alla chiusura delle 4 aziende. Un blitz che però rappresenta soltanto l’ennesimo atto di un’indagine che dopo decenni di silenzi e veleni punta a far luce sui responsabili di uno dei più terrificanti scempi ambientali mai realizzati in Italia.

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