E’ considerato un uomo della vecchia guardia. Uno dei soldati di punta dell’esercito messo insieme, agli inizi del nuovo millennio dal clan Gionta. In cella ha trascorso circa 12 anni della sua vita, condannato in via definitiva per associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione. Michele Guarro è considerato dagli inquirenti un uomo importante nella scacchiere criminale di Torre Annunziata. E’ stato scarcerato di recente, circa un anno fa. Il suo nome compare in numerose indagini sugli affari illeciti messi in piedi dall’organizzazione fondata da Valentino Gionta. Era il terrore dei commercianti, come hanno ripetuto in aula i pochi imprenditori che hanno avuto il coraggio di denunciare la camorra. «Mi mandano i compagni per un regalo ai carcerati», le parole che gli hanno attribuito le vittime del pizzo nelle aule del tribunale. Il suo compito – sostiene l’Antimafia – era quello di riscuotere il racket ma anche di convocare a Palazzo Fienga (l’ex roccaforte murata del clan nel 2015) le vittime da taglieggiare. Una figura, quella di Guarro, che emerge tra le pieghe di una delle più importanti inchieste che abbiano mai colpito la camorra di Torre Annunziata: “Alta Marea”. Una mega-indagine che negli anni scorsi ha assestato un colpo letale alle organizzazioni criminali della città. Per queste vicende Guarro è stato arrestato nel 2008 in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata. Dal carcere è uscito poco più di un anno fa, nei mesi in cui in città tornava anche Giuseppe Carpentieri, genero di Valentino Gionta. I giudici – a dispetto delle pesanti condanne incassate nel corso degli anni – hanno riconosciuto a Guarro la continuazione concedendogli uno sconto di pena e consentendogli di tornare a casa prima del previsto. Un passato che forse il pluripregiudicato di Torre Annunziata, noto col soprannome di “batti le manine”, non è riuscito a mettersi alle spalle del tutto, nemmeno dopo aver pagato il suo debito con la giustizia. Al punto di finire nel mirino dei sicari che in questi mesi stanno terrorizzando la città. Una guerra nella quale sono finiti sotto attacco anche altri soggetti ritenuti vicini al clan Gionta. Una guerra sulla quale indaga da tempo la Direzione Distrettuale Antimafia.

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