Faida a Torre Annunziata, il soldato dei Gionta «copre» i suoi sicari

Giovanna Salvati,  

Faida a Torre Annunziata, il soldato dei Gionta «copre» i suoi sicari
Il luogo dell'agguato a Michele Guarro

Torre Annunziata. Davanti alla porta della sua camera d’ospedale ci sono due poliziotti. La sua stanza è piantonata giorno e notte dagli uomini in divisa. Michele Guarro è arrivato al San Leonardo di Castellammare di Stabia sabato sera con ferite alle gambe e a una natica. La prima vittima della guerra di camorra di Torre Annunziata, con l raid che ha dato vita ufficialmente alla faida tra clan che ieri mattina ha poi portato all’omicidio di Francesco Immobile.

Guarro è stato ferito in un agguato sabato pomeriggio, alle 18, su corso Vittorio Emanuele, nel cuore della città. I sicari hanno aperto il fuoco  alle sue spalle mentre si trovava a due passi dall’abitazione di Giuseppe Carpenetieri, il genero del super-boss Valentino Gionta. L’esattore del pizzo dei Valentini era uscito dal carcere un anno e mezzo fa, grazie a uno sconto di pena concessogli dai giudici. Aveva trascorso 12 anni in cella per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata. Un passato che evidentemente non si era messo alle spalle, al punto da finire nel mirino dei sicari armati di pistola.

Prima il raid armato, poi la fuga in un palazzo. Infine il cinquantasettenne pregiudicato si è trascinato in strada per chiedere aiuto prima di essere portato in ospedale dai suoi parenti che non hanno voluto attendere nemmeno l’arrivo dell’ambulanza.

Ieri Guarro è stato nuovamente ascoltato dagli uomini in divisa che indagano sulla guerra di camorra di Torre Annunziata. Ha detto di aver sentito i colpi e di essere scappato ma di non aver visto negli occhi i suoi assassini. Una ricostruzione che non convince gli inquirenti specie alla luce di quanto avvenuto ieri, con l’omicidio di Francesco Immobile, uomo ritenuto legato ai Gallo-Cavalieri.

Il sospetto degli uomini in divisa è che il clan Gionta sapesse da subito chi ha provato a uccidere Guarro, al punto da rispondere a quel delitto nel giro di poche ore. Una ipotesi alla quale lavorano gli uomini in divisa e anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che da tempo indaga sui nuovi equilibri criminali in città e sulla terrificante escalation di violenza che in questi mesi ha travolto Torre Annunziata.

La morte di Immobile e il delitto Guarro erano praticamente stati annunciati dall’infinita serie di raid armati che dall’inizio dell’anno ad oggi hanno travolto al città. Il bilancio messo insieme in questi mesi fa tremare i polsi: 40 agguati, decine di stese e bombe piazzate ai piedi di palazzi e attività commerciali. E ancora tre persone ferite nel corso di raid armati.

Un vero e proprio bollettino di guerra a cui da ieri si somma anche l’omicidio dell’uomo ritenuto legato ai Gallo-Cavalieri.  In meno di 48 ore la camorra è tornata a far sentire la sua voce, lanciando un nuovo guanto di sfida allo Stato. Prima l’agguato ai danni di Guarro, poi il delitto costato la vita al pregiudicato trentacinquenne assassinato ieri mattina davanti alla chiesa, poco dopo la messa. Due episodi ovviamente collegati.

Due anelli della catena di violenza che da quasi un anno ha travolto i vicoli di Torre Annunziata. Una città allo sbando, una città piegata alla paura e all’indifferenza. Una città ripiombata nell’incubo di una nuova guerra tra cosche.

@riproduzione riservata

CRONACA