Torre Annunziata, l’affare-racket dietro il massacro sul sagrato

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata, l’affare-racket dietro il massacro sul sagrato
Il luogo dell'agguato

Torre Annunziata. Hanno aperto il fuoco davanti a una chiesa, a pochi minuti dalla fine della messa di mezzogiorno. Obiettivo: un uomo legato al clan Gallo, crivellato di colpi a due passi dal rione Penniniello, la storica fortezza dell’organizzazione camorristica fondata dal super boss Pasquale Gallo. Un omicidio, il primo della nuova faida di Torre Annunziata, messo a segno ai piedi del monumento in ricordo delle vittime innocenti della criminalità. Il tutto a meno di 24 ore dal raid contro un uomo del clan Gionta, ferito a colpi di arma da fuoco. Dopo le stese, gli avvertimenti e le bombe, stavolta, i killer sono andati a segno. Arrivando a uccidere Francesco Immobile, 35 anni, noto negli ambienti come ‘o capaciello.

Secondo la prima ricostruzione degli investigatori, la vittima era da poco scesa in strada. Si era allontanato dalla sua abitazione, a pochi passi dalla chiesa di Sant’Alfonso Maria de Liguori.  Era a una decina di metri dalla stele in ricordo di Matilde Sorrentino, la mamma coraggio di Torre Annunziata assassinata nel 2004 perché ebbe il coraggio di ribellarsi alla criminalità e di denunciare i pedofili che abusavano di suo figlio.  Un monumento dove sono stati incisi anche i nomi delle altre vittime innocenti di una camorra spietata e assassina che negli ultimi decenni ha colpito al cuore la città.

Qui Francesco Immobile si trovava solo, stava camminando in direzione via Vittorio Veneto quando alle sue spalle sono piombati i suoi assassini. Due uomini, in sella a uno scooter di grossa cilindrata. Volto coperto da caschi e mascherine, i sicari hanno affiancato la vittima intorno alle 12 e 30. Hanno aperto il fuoco. Due le pistole usate per il massacro e tredici i colpi esplosi. Un’esecuzione. Dieci i proiettili a segno. I colpi calibro nove colpiscono la vittima al corpo e alla testa senza lasciargli scampo. Inutile la corsa disperata all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.

Il pregiudicato è morto tra le braccia dei medici del nosocomio stabiese poco dopo l’arrivo in corsia. Subito vengono avviate le indagini. Si cercano prove, testimoni, indizi. Elementi utili a dare un nome e un volto ai due sicari che hanno ammazzato il pregiudicato del clan Gallo. A cominciare dalle telecamere di videosorveglianza della zona già acquisite, subito dopo l’agguato, dagli uomini della polizia di Stato di Torre Annunziata.

Le forze dell’ordine sono convinte che il massacro di ieri mattina rappresenti una risposta dei Gionta al tentato omicidio di Michele Guarro, l’esattore dei Valentini ferito in un agguato sabato pomeriggio su corso Vittorio Emanuele III. L’ennesimo atto della guerra infinita tra i soldati dei Valentini e i Gallo. Due cosche rivali da decenni che ora tornano a farsi la guerra.

Una mattanza legata a doppio filo all’affare delle estorsioni, il principale business attorno a cui ruotano gli interessi di entrambe le consorterie criminali. Inchieste e indagini hanno accertato che in questi mesi la camorra ha stretto il cappio al collo a decine di imprese, arrivando a chiedere le estorsioni ogni settimana.  Un modo per finanziare la terrificante guerra tra clan già in atto da mesi. Una mattanza che oggi conta 41 episodi di sangue e un omicidio.

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