Massacro a Torre Annunziata, l’agonia di Immobile e il grido del figlio: «Papà non mi lasciare»

Giovanna Salvati,  

Massacro a Torre Annunziata, l’agonia di Immobile e il grido del figlio: «Papà non mi lasciare»

L’infanzia negata nel regno della camorra ha gli occhi gonfi di lacrime di un ragazzino di appena tredici anni. E’ in ginocchio sul selciato, a due passi da una chiesa. Stringe la mano di suo padre che è stato appena ferito a morte da due sicari. «Papà ti prego non mi lasciare», grida disperato nel clima spettrale di una domenica di sangue. «Papà ti prego non morire. Come faccio senza di te?», le parole che ripete tra i singhiozzi. L’infanzia negata dalla camorra ha gli occhi del figlio di Francesco Immobile, l’uomo assassinato domenica mattina a Torre Annunziata. Quel ragazzino adolescente è uno dei primi ad arrivare sul luogo del delitto. Ha sentito l’eco dei proiettili, ha aperto la porta di casa e si è ritrovato davanti agli occhi il corpo di suo padre disteso a terra e immerso in una pozza di sangue. Un’immagine che fa male come una coltellata. Quel grido lanciato verso il cielo è l’urlo di un ragazzino innocente. Uno dei tanti bambini ai quali la camorra ha portato via per sempre un pezzo di vita. Bambini cresciuti in fretta e spesso finiti sulla strada sbagliata nell’inferno di Fortapàsc, dove è più facile che sbocci il seme della vendetta che non quello del riscatto. Piange quel ragazzino, mentre il corpo di suo padre viene portato d’urgenza all’ospedale di Castellammare di Stabia. «Papà resta con me», grida ancora quel ragazzo di tredici anni lasciandosi andare ad una preghiera disperata che però cadrà nel vuoto. Suo padre muore durante il tragitto.  I medici non possono fare nulla per salvarlo. Il cuore di quell’uomo smette di battere all’improvviso, spento dai colpi vomitati dalle pistole dei suoi assassini. Immobile era un pregiudicato, era uno degli obiettivi della guerra che da tempo tiene in scacco la città. Ma era anche un padre di famiglia. L’immagine del bambino che in lacrime stringe la mano del padre morente fa ancora più male dei flash dell’agguato. In un momento in cui la città si interroga sulle dinamiche criminali, sulle ragioni di questa emergenza, viene da pensare che futuro e che presente attende quel ragazzino. E’ anche lui una vittima innocente della camorra. Una vita appena sbocciata e già segnata dalla rabbia per una ferita che probabilmente non si potrà mai più rimarginare. Cosa ne sarà di quel bambino e di tutti quei ragazzi che in questi ultimi decenni hanno perso per sempre i loro genitori per mano della camorra? Infanzie cancellate dal piombo dei proiettili e dalle assurde logiche di guerre che hanno segnato il destino di Torre Annunziata.  Saranno le indagini a chiarire perché quei sicari hanno ammazzato Francesco Immobile domenica pomeriggio. Ma dovrà essere la città a salvare quel ragazzo che tra le lacrime grida: «Papà, ti prego non mi lasciare».

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