Le imprese al sindaco di Pompei: «Necessario cambiare l’hub o chiuderemo»

Salvatore Piro,  

Le imprese al sindaco di Pompei: «Necessario cambiare l’hub o chiuderemo»

«Il sindaco ci ha personalmente promesso di voler proporre al Ministero delle modifiche all’attuale quanto inutile, per l’intera economia di Pompei, progetto Hub. Solamente in questo modo si riuscirà a scongiurare la chiusura delle nostre storiche aziende e la perdita di almeno ottanta posti di lavoro in città. Abbiamo piena fiducia nella promessa fattaci lo scorso giugno dal sindaco Carmine Lo Sapio». A parlare così sono Andrea Amitrano, Catello Piedepalumbo e Giovanni Vaccaro, i tre imprenditori (nella foto ndr) rientrano fra i dieci esercenti di via Plinio riuniti nel comitato di protesta “Pompei Unita” contro il più volte criticato e già rimodulato progetto Hub da 33 milioni di euro di fondi statali. «Un progetto calato dall’alto, studiato a Roma dai tecnici del Ministero e delle Ferrovie dello Stato direttamente su Google Maps. Nessuno di questi ha mai svolto un sopralluogo nelle nostre strutture ricettive. Ciononostante, subiremo degli espropri che inevitabilmente comporteranno la chiusura dei nostri campeggi, ristoranti o parking per turisti in zona Scavi», tuonano sempre i tre portavoce del movimento di protesta, intervistati ieri da Metropolis. Il nuovo progetto Hub che, gestito dalla holding Rfi Spa, società concessionaria dei lavori appartenente al gruppo Ferrovie dello Stato, prevede la realizzazione di un Hub di interscambio tra la ferrovia Rfi Napoli-Salerno e la linea Napoli-Sorrento gestita da Eav in corrispondenza del Parco Archeologico di Pompei, prevede una procedura da 52 espropri complessivi per circa 90 immobili di proprietà privata. Nel procedimento «volto all’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio » – partito il 27 aprile scorso con un avviso spedito da Rfi sia al Comune di Pompei che alla Città Metropolitana di Napoli – «rientrano soprattutto gli storici imprenditori di via Plinio». Tra questi c’è l’architetto Catello Piedepalumbo, titolare di un camping, il vecchio “Spartacus”, che a partire dal 1972 ha accolto circa un milione di turisti. «Il nuovo Hub, che non ha nulla della prima ipotesi progettuale proposta nel 2016 dal Ministro Franceschini, promette di espropriarmi il 30% dei locali, compresi i bagni. Sarò costretto a ridimensionare tutto, mandando a casa quasi 20 dipendenti ». A tuonare sono pure Andrea Amitrano e Giovanni Vaccaro. Il primo è il titolare del ristorante turistico Shaval. Il secondo gestisce un camping, il Fortuna Village, in via Plinio. Anche loro, in vista della creazione di una «inutile ZTL permanente lungo via Plinio e di un progetto Hub» – così i due imprenditori – «che costringerà turisti e clienti ad accedere alle nostre strutture tramite un vicoletto cieco di nuova costruzione nei pressi dell’ex stazione borbonica». «Sarà la fine delle nostre attività» denunciano ancora. In particolare, Vaccaro poi sottolinea: «Perderò almeno 700 mq, ho anche delle camere da letto che dovrò eliminare. Venti posti di lavoro, nella mia azienda, sono a rischio”. Gli espropri prevedono inoltre indennizzi che – sottolinea ancora chi protesta – coprirebbero “al massimo il 20% del valore delle aziende». Tutto ciò perché il piano regolatore della zona è fermo al 1974: non essendo aggiornato il piano, il corrispettivo per l’indennizzo sarà quindi commisurato alla vecchia e non più esistente “area agricola” di via Plinio. L’urlo di protesta degli imprenditori ha spinto la giunta comunale di Pompei ad approvare un nuovo atto di indirizzo «per l’affidamento di un incarico a un professionista esterno quale supporto all’attività tecnico-amministrativa» relativa alle determinazioni che l’Amministrazione dovrà assumere in vista di una prossima conferenza dei servizi indetta dal ministero dei Trasporti. C’è così una nuova data, cerchiata col rosso, sul calendario che dovrà portare alla realizzazione del nuovo Hub di interscambio ferroviario a Pompei. E’ il prossimo 22 novembre, giorno in cui l’amministrazione comunale affiderà a un professionista esterno il compito di «presentare in sede di conferenza decisoria una rimodulazione della proposta progettuale che, a partire dalle previsioni di trasformazione del nodo di interscambio proposto da RFI, analizzi in una visione globale gli aspetti di trasformazione direttamente vincolati al sito archeologico».

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