Morì al Covid hospital di Boscotrecase. La denuncia dei figli: «Spariti i suoi ricordi»

Salvatore Dare,  

Morì al Covid hospital di Boscotrecase. La denuncia dei figli: «Spariti i suoi ricordi»

«Rivogliamo soltanto i suoi ricordi. Non ci importa nulla del valore economico, quei gioielli sono qualcosa di più importante. Sono dei pezzi di vita che ci legano indissolubilmente a nostra madre. Soltanto questo, è una questione di rispetto morale e di legami per una persona che non c’è più». E’ lo scorso inverno. La signora Rosa Iaccarino viene ricoverata per Covid 19 all’ospedale di Boscotrecase. Ma in poco più di 20 giorni le sue condizioni di salute si aggravano, fino alla morte. La tragedia risale a marzo: da allora, di tempo, ne è passato tanto. Troppo. Sono sei mesi che i familiari della donna di Piano di Sorrento chiedono al personale sanitario del Covid hospital di Boscotrecase la restituzione degli effetti personali dell’anziana signora. Di due fedi d’oro e orecchini con brillantini, però, neppure l’ombra. Nonostante i solleciti, le domande, le visite in ospedale e i colloqui con lo staff del presidio diretto dal dottor Savio Marziani, di quegli oggetti preziosi non ve n’è traccia. Ecco perché i figli della donna hanno deciso di presentare una querela. La denuncia è nelle mani dei carabinieri che hanno già provveduto a informare la Procura di Torre Annunziata. Si indaga per l’ipotesi di furto, anche se almeno per il momento non sono stati individuati responsabili né risultano esserci persone iscritte nel registro degli indagati. Il calvario della famiglia Iaccarino comincia il 3 marzo. La signora Rosa, 87 anni, è già risultata positiva al Covid 19. Le sue condizioni suggeriscono ai medici un immediato ricovero. L’anziana viene inizialmente trasportata all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Sorrento, ma poche ore dopo si rende necessario un trasferimento al centro specializzato di Boscotrecase. Qui è già ricoverato un nipote della donna, che cerca di fare da “tramite” con i figli dell’ottantasettenne. L’uomo, in poco tempo, migliora e viene dimesso. Non la donna. I figli della signora Rosa restano in contatto con la madre attraverso alcuni operatori sanitari. La situazione si complica quando le condizioni di salute dell’anziana peggiorano e viene predisposto un trasferimento in terapia intensiva. Il nipote della donna, intanto guarito, chiede ai medici e agli infermieri di poter ritirare gli effetti personali della zia: ci sono soldi in contanti, chiavi di casa, orecchini e anelli. La risposta è negativa, «si tratta di oggetti che vanno sanificati». Le cose vanno per le lunghe, poi il 30 marzo il cuore di Rosa si ferma, per sempre. Un mese dopo la morte della donna, i figli della signora raggiungono Boscotrecase per recuperare gli oggetti della madre. Ma viene restituito soltanto il telefonino. Di tutto il resto, nessuna traccia. Della vicenda, come viene evidenziato nella denuncia, viene informato anche il direttore dell’ospedale Marziani. Tutte le ricerche degli oggetti della signora Iaccarino danno esito negativo. I figli della donna chiedono l’intervento dei carabinieri, poi decidono di presentare una denuncia. All’appello mancano una fede in oro giallo, un’altra in oro bianco (la signora Rosa possedeva l’anello del marito per i 25 anni di matrimonio) e orecchini in oro bianco con un brillantino al centro. «Esigiamo risposte» dicono i figli della signora.

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