Massacro nel garage a Torre Annunziata, la procura ora blinda le prove

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Massacro nel garage a Torre Annunziata, la procura ora blinda le prove
Il luogo del delitto

Torre Annunziata. Verranno ascoltati davanti a giudici, pm e avvocati. Dovranno raccontare (per l’ultima volta) ciò che hanno visto e fatto il 19 aprile scorso, il giorno in cui un branco di belve aggrediva e uccideva un onesto padre di famiglia. È l’ennesima svolta che emerge dalle indagini sull’omicidio di Maurizio Cerrato, il sessantunenne assassinato in un garage di via IV Novembre, a Torre Annunziata in seguito ad una lite per un posto auto. La Procura della Repubblica di Torre Annunziata (le indagini sono coordinate dal procuratore Nunzio Fragliasso) ha avanzato una richiesta di incidente probatorio. Un modo per cristallizzare le dichiarazioni di 3 testimoni e rafforzare le accuse dopo la scarcerazione di uno degli indagati. Gli inquirenti hanno chiesto di sentire Alessandro e Pierluigi Savarese, i due titolari dell’autorimessa nella quale è avvenuto il delitto. I due sono entrambi indagati a piede libero per il reato di favoreggiamento. Nei giorni successivi al delitto, infatti, si erano trincerati nel silenzio. Agli inquirenti che indagavano sull’omicidio avevano reso dichiarazioni «vaghe e generiche». E proprio dopo essere finiti sotto inchiesta – agli inizi di giugno – hanno deciso di raccontare la verità. In particolare uno dei due ha ammesso di aver cancellato dal suo cellulare i video che immortalavano l’omicidio del 19 aprile scorso. Una decisione frutto della paura, delle minacce subite da Giorgio Scaramella (arrestato qualche giorno dopo il delitto). «Avevo ricevuto delle pressioni, mi aveva detto di cancellare il video. Mi diceva: “vedi ci stanno pure per te, cancella tutto altrimenti domani non scendi a lavorare ». Pressioni che hanno spinto di fatto i titolari del garage a eliminare il video in questione. Video poi recuperati dai tecnici incaricati dalla Procura che così hanno ricostruito, istante per istante, ciò che è avvenuto in quei drammatici secondi all’interno del garage. Tra l’altro gli stessi gestori del parcheggio, tornati sui loro passi dopo le minacce, hanno raccontato nei dettagli la dinamica del delitto, facendo i nomi di coloro che hanno partecipato. Dichiarazioni che ora la Procura punta a blindare per chiudere, forse definitivamente, il cerchio delle indagini. Inchiesta che sinora ha portato all’arresto dei fratelli Giorgio e Domenico Scaramella oltre che di Francesco e Antonio Cirillo (quest’ultimo ha anche confessato di essere l’esecutore materiale della coltellata che ha ferito a morte il povero Cerrato). Una decisione che arriva comunque a poche settimane dalla scarcerazione di Francesco Cirillo, padre di Antonio, che ha ottenuto i domiciliari dal tribunale del Riesame. I giudici (accogliendo la richiesta dell’avvocato Antonio Iorio) hanno riformulato l’accusa trasformandola da concorso in omicidio volontario in concorso anomalo. Una decisione – le motivazioni non sono ancora state depositate che potrebbe avere effetti importanti sul proseguo del processo. La Procura ha chiesto, inoltre, di cristallizzare anche le parole di Antonio Venditto, il giovane incensurato arrestato per concorso in omicidio e poi scagionato dalle indagini della Procura che ha chiesto la scarcerazione del ventenne la cui posizione si avvia verso l’archiviazione.

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