Affare parcheggi a Sorrento, nuove ombre sugli abusi edilizi

Salvatore Dare,  

Affare parcheggi a Sorrento, nuove ombre sugli abusi edilizi

Nuovi accertamenti per verificare le irregolarità in diverse autorimesse interrate costruite in città negli ultimi anni. E obbligare i proprietari a destinare a uso pubblico le aree sovrastanti così come si leggeva nei permessi. Sulla questione parcheggi torna a galla la querelle degli abusi. O meglio, di quegli interventi mai effettuati dai privati titolari delle strutture e che tuttora, a distanza di tempo dalla conclusione dei lavori, non hanno rispettato le prescrizioni. A chiederlo ancora il movimento civico “Conta anche tu” e l’associazione “Cittadinanza attiva Terre delle Sirene” in una nota trasmessa al Comune. Già lo scorso anno, l’allora segretario generale Elena Inserra evidenziò lacune nelle procedure riguardanti le acquisizioni a patrimonio comunale per le mancate coperture a verde. Nei documenti a firma di Inserra in risposta ad alcuni solleciti giunti da “Conta anche tu”, si evidenziava che «è in ogni caso opportuna» una «ricognizione dello stato evolutivo e dei relativi provvedimenti amministrativi connotativi dei procedimenti similari che hanno connotato la realizzazione di autorimesse interessate presso ulteriori aree private cittadine, anche e soprattutto tenendo conto delle sentenze che sono state emesse proprio in riferimento a tali tipologie di casi riguardanti il Comune onde garantire al contempo correttezza dell’azione amministrativa in materia ed effettiva realizzazione in merito alle prerogative della collettività». A “suggerire” a Inserra questo tipo di iniziativa è la procedura avviata dal Comune per l’acquisizione a patrimonio comunale di parte del parcheggio Gemar che s’è bloccata per errori nelle procedure di contestazione. Eppure, l’ente si era attivato per la «mancata ottemperanza all’ordine di completamento delle piantumazioni arboree in conformità al titolo edilizio a suo tempo rilasciato». La società aveva impugnato l’atto spuntandola con l’annullamento dell’ordinanza comunale. Motivo? Difetto di motivazione perché secondo i magistrati napoletani, addirittura, non sono stati presentati «con precisione gli elementi di difformità delle piantumazioni impiantate rispetto al titolo edilizio, in termini di quantità ed altezza e relativo rilievo». Da qui l’ennesimo esposto con diffida: «Nel più breve tempo possibile – sottolineano le associazioni – vanno disposte le opportune verifiche volte all’accertamento del rispetto della condizione speciale di uso pubblico delle aree di copertura prevista nel permesso rilasciato a Gemar ma anche nei permessi rilasciati ad altre ditte».

CRONACA