Appalti e camorra a Torre del Greco, Vaccaro si difende ma rischia 10 anni di cella

Ciro Formisano,  

Appalti e camorra a Torre del Greco, Vaccaro si difende ma rischia 10 anni di cella

Si è presentato in aula assieme al suo avvocato. Jeans, t-shirt e mascherina ha voluto assistere di persona al processo che rischia di costargli la conferma dei 10 anni di carcere incassati in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione. Si è aperto ieri, davanti ai giudici della Corte d’Appello di Napoli, il secondo round  giudiziario che vede alla sbarra Ciro Vaccaro, l’insospettabile imprenditore di Torre del Greco accusato di aver aiutato la camorra a mettere le mani sui soldi degli appalti pubblici. Vaccaro, sottoposto agli arresti domiciliari per questa vicenda, avrebbe svolto – secondo l’Antimafia – il ruolo di intermediario della camorra nella riscossione delle tangenti nei confronti delle ditte impegnate nei lavori pubblici in città (a cominciare dalla gestione dei rifiuti). Accuse per le quali Vaccaro è stato condannato dai giudici del tribunale di Torre Annunziata a ottobre dello scorso anno. «Se possono ritenersi non adeguatamente riscontrate le dichiarazioni dei collaboratori con riferimento al fatto che Vaccaro sarebbe intervenuto a  monte sulle gare pubbliche truccandole – si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado – non vi è dubbio che risulta dimostrato almeno il frammento accusatorio consistente nella condotta dell’imputato con la quale egli, estorcendo denaro alle imprese, ne riversava parte agli esponenti del clan locale». Secondo gli inquirenti Vaccaro avrebbe rappresentato l’anello di congiunzione tra i clan del territorio (Papale, Di Gioia e Falanga) e la gestione dei soldi pubblici in Comune. Nel motivare la condanna i giudici hanno ribadito che Vaccaro, attraverso questo sistema, avrebbe ottenuto «un beneficio» rafforzando, al tempo stesso, «la struttura dell’associazione rifornendola a consentendole di incamerare risorse utili per la realizzazione dei propri scopi». Accuse respinte sin dal primo momento dall’imputato, difeso dall’avvocato Antonio de Martino. Vaccaro si è sempre professato innocente provando anche a smentire i racconti dei pentiti che lo hanno indicato come uno dei principali referenti delle cosche, «la faccia pulita» della camorra. La difesa ha presentato ben 23 motivi d’impugnazione oltre ad alcuni motivi aggiunti sull’inutilizzabilità di alcune intercettazioni finite agli atti del processo. Il collegio giudicante, vista la complessità del ricorso e della materia da analizzare, ha deciso di sospendere i termini di decorrenza della misura cautelare rinviando il processo al prossimo 15 dicembre. Il giorno in cui, salvo colpi di scena clamorosi, dovrebbe essere anche emessa la sentenza di secondo grado a carico di Vaccaro.

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