L’area vesuviana in mano a 20 boss. La Dia: «Torre Annunziata e Castellammare sono delle polveriere»

Ciro Formisano,  

L’area vesuviana in mano a 20 boss. La Dia: «Torre Annunziata e Castellammare sono delle polveriere»

Se da un lato le inchieste dell’Antimafia hanno depotenziato gran parte dei clan attivi in provincia di Napoli, dall’altro la frammentazione criminale – associata all’assenza di lavoro causata dalla pandemia – ha aperto un’autostrada a nuovi e vecchi padrini. E’ la fotografia dell’area vesuviana che viene fuori tra le pieghe dell’ultima relazione firmata dalla Direzione Investigativa Antimafia. Un dossier che conferma come la fascia costiera vesuviana rappresenti ancora una delle aree nelle quali si registra la maggiore densità criminale di tutta la Campania. Undici sono i clan che si spartiscono il monopolio degli affari illeciti da Portici fino a Castellammare di Stabia e Sorrento. Un numero che cresce in maniera esponenziale se si amplia il perimetro della geografia criminale all’hinterland vesuviano. Dalla relazione emerge il chiaro ridimensionamento di diverse cosche, a cominciare da quelle dell’area stabiese. Solo a Castellammare, infatti, negli ultimi 4 anni sono state messe in moto decine di inchieste che hanno portato all’arresto di quasi 200 camorristi. Ma nonostante ciò le cosche – scrive la Dia – «conservano la loro autorevolezza criminale». Una considerazione legata soprattutto ai D’Alessandro, il clan di Scanzano finito anche al centro di inchieste per le ingerenze sugli appalti pubblici (non a caso in città è arrivata la commissione d’accesso). Appalti ed estorsioni: due settori che fanno gola anche ai Cesarano. «La consorteria criminale – scrive la Dia parlando dei D’Alessandro – gode infatti della contiguità di imprenditori “amici” come documentato da recenti indagini basate anche sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. In particolare va evidenziata la figura di un pregiudicato del clan Cesarano che risulterebbe al centro di un trust di imprese tutte orbitanti nel medesimo contesto criminale e operanti nel medesimo settore commerciale». Storia diversa a Torre Annunziata dove la frammentazione criminale e alcune scarcerazioni hanno scatenato i venti di guerra che il 12 settembre scorso hanno prodotto l’omicidio di Francesco Immobile, uomo ritenuto vicino al clan Gallo-Cavalieri. Nella relazione – che fa riferimento al secondo semestre del 2020 – si parla di ben 7 raid armati registrati soltanto tra luglio e novembre. Tra questi spiccano i tentativi di ammazzare un affiliato dei Gionta, uno dei Gallo e l’esplosione dell’auto della moglie di un pregiudicato. L’alba dell’escalation criminale che ha poi portato – soltanto da gennaio a settembre di quest’anno – a qualcosa come 40 episodi criminali tra stese, rapine violente, ferimenti e omicidi. Gli ultimi episodi tra l’11 e il 12 settembre scorso quando i killer hanno ferito prima Michele Guarro (pregiudicato dei Gionta) e poi ammazzato Francesco Immobile. Attorno alle vicende di Torre Annunziata e Castellammare si concentrano gran parte delle attenzioni degli inquirenti. Due città stritolate dalla morsa della camorra che dopo anni stanno provando, finalmente, a rialzare la testa.

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