Pusher e sciacalli della pandemia, le ambulanze usate per trasportare la droga dei narcos di Pagani durante il lockdown

Mario Memoli,  

Pusher e sciacalli della pandemia, le ambulanze usate per trasportare la droga dei narcos di Pagani durante il lockdown

La droga nascosta tra brandine e medicinali.  Piazzata sotto il naso di ignari malati pronti ad andare in ospedale. Dopotutto chi controllerebbe mai un’ambulanza, specie in tempi di pandemia e zona rossa. E così nel pieno dell’emergenza sanitaria tra Torre Annunziata e Pagani i corrieri dello spaccio sfrecciavano a sirene spiegate. Sciacalli del Covid pronti a tutto pur di fare affari con gli stupefacenti.  E’ il clamoroso retroscena che emerge tra le pieghe dell’inchiesta che ieri ha portato ad una raffica di arresti tra le province di Napoli e Salerno.  Le consegne di stupefacente erano effettuate, come detto, in modo “creativo” per evitare controlli e sequestri. In gran parte, gli indagati utilizzavano mezzi insospettabili. Tra gli espedienti più singolari, è stato accertato il continuo ricorso all’uso dell’ambulanza quale mezzo sicuro per effettuare i trasporti di droga per conto del gruppo criminale.   Ignazio Oro, autista professionale proprio di ambulanze – finito agli arresti domiciliari – veniva appositamente utilizzato come corriere e in effetti si recava ad effettuare consegne di grosse partite di stupefacenti portando a bordo anche ignari ammalati, in un caso anche una persona dializzata. Persone realmente bisognose di assistenza.   Giacomo De Risi  – ritenuto tra i referenti del gruppo salernitano – gli indica anche la strada da percorrere per evitare controlli. Lo fa quando aveva da consegnare 2 chili di hashish acquistati a Torre Annunziata e da lui stesso caricati. De Risi rassicura Oliva per il corriere. «Viene questo qui, non ti preoccupare: comanda il 118, nessuno lo ferma», dice al venditore della sostanza stupefacente (in questo caso cocaina). Il punto di incontro tra i torresi e gli acquirenti e i corriere di De Risi, ovvero quello dello scambio soldi/droga, è l’uscita di Torre Annunziata Sud in via Margherita di Savoia. A febbraio Oro  fu fermato mentre era a bordo della sua auto, per un controllo in via Nazionale a Pagani. Con sé aveva un pacchetto con un chilo di cocaina pura, occultato nell’abitacolo.  Dopo l’arresto di Ignazio Oro, De Risi convocò Raimondo Bonfini per discutere del sequestro della droga. E ovviamente anche per escogitare un piano per rifornirsi a Torre Annunziata. Spiegò al venditore torrese che, in piena pandemia, poteva essere un’idea arrivare ad acquistare la droga con la scusa di sanificare le strade ma non se fece nulla perché sarebbe stato troppo rischioso. In altre circostanze il corriere è Argentina Varone, altro nome assai noto nell’ambiente dello spaccio paganese, che spesso girava in auto con la figlia di 14 anni anche con carichi di droga a bordo. Lei si sarebbe recata dai Gionta a Torre Annunziata. Emerge da un’intercettazione con De Risi. «Quanto ti devo scalare per il viaggio?». L’organizzazione alimentava una ramificata rete di smercio costituita da acquirenti che gestivano  piazze di spaccio in altri Comuni come Nocera Inferiore, Cava de’ Tirreni, Maiori e Battipaglia. Oltre ad avere rapporti con i Gionta di Torre Annunziata, come Nicola Fiore ‘o pallin, De Risi aveva frequentazione con parenti delle famiglie storiche della criminalità organizzata paganese come Giuseppe D’Auria, nipote nel noto Giuseppe Olivieri detto “Peppe Saccone”, boss della camorra dell’Agro nocerino-sarnese degli anni ’80 e referente della “Nuova Famiglia”, ucciso in un agguato camorristico il 25 giugno 1990.

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