Racket, bombe e pestaggi: il gotha della camorra di Castellammare verso il processo

Ciro Formisano,  

Racket, bombe e pestaggi: il gotha della camorra di Castellammare verso il processo

Estorsioni fino a 200.000 euro, minacce per ottenere gli appalti, pestaggi per riscuotere i crediti, bombe davanti ai negozi e aziende intestate ai prestanome. Sono i contorni dell’ultima mega-indagine che ha travolto la camorra di Castellammare di Stabia, Gragnano e Pompei. Accuse contenute nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dal pubblico ministero dell’Antimafia, Giuseppe Cimmarotta, che potrebbe portare a processo 22 persone. Sono 24 i capi d’imputazione per reati che vanno, a vario titolo, dall’estorsione aggravata dal metodo mafioso al trasferimento fraudolento di valori. Nell’inchiesta che esaurisce l’ultimo filone dell’inchiesta Olimpo ci sono sei capi d’imputazione contestati a padrini ed esattori della camorra stabiese, quasi tutti ai danni di Adolfo Greco. L’imprenditore è imputato nel processo “Olimpo” ma è stato riconosciuto dalla stessa Antimafia come vittima di una miriade di episodi estorsivi messi a segno da affiliati e boss dei clan D’Alessandro e Cesarano. Per lui, anche la vicenda dei 2,7 milioni di euro sequestrati nel giorno del blitz, si è ridimensionata. Anche l’accusa è certa che non si tratta di capitali provenienti dagli ambienti criminali, tanto da contestare all’imprenditore l’autoriciclaggio, l’infedele dichiarazione o comunque un reato tributario. Gli episodi inseriti nella relazione finale della Direzione distrettuale Antimafia sono datati, in alcuni casi, anche di quindici anni. Un caso risale al 2006, altri al 2014. Vicende che non sono state mai denunciate direttamente dagli imprenditori vittime della camorra per timore di ritorsioni, così come lo stesso Greco ha confermato nel corso della lunga deposizione resa al termine del processo “Olimpo”, giunto ormai alle battute finali. «Se non ho denunciato le estorsioni è stato per paura – una delle frasi ripetute da Greco in aula – A Castellammare nessuno denuncia. E anche io ho pagato per evitare che facessero del male ai miei figli e ai miei dipendenti». Greco non aveva denunciato il pizzo ma aveva presentato una lunga lista di denunce per rapina, violenza e minacce.Tra le vittime della capillare ed asfissiante rete di raccolta delle tangenti imbastita dalle cosche c’è anche un altro importante imprenditore della zona stabiese. Si tratta di Giuseppe Passerelli, erede della dinastia di costruttori con base a Gragnano. Anche lui, al pari di Greco, stando alla tesi della Procura, è stato vittima di richieste di racket su appalti e lavori persino oltre i confini stabiesi, come dimostra l’episodio contestato ad un ras del clan Sperandeo, cosca con base a Benevento. L’indagine – l’ennesima sull’affare racket della camorra stabiese – vede indagati soggetti di primissimo piano delle principali consorterie criminali che da tempo dettano legge sul territorio. A partire dai boss dei D’Alessandro Paolo Carolei, Pasquale e Vincenzo D’Alessandro (quest’ultimo libero da qualche anno ma imputato in diversi processi e ritenuto, per un periodo il reggente della cosca). E ancora Teresa Martone, la moglie del capoclan defunto Michele D’Alessandro, il padrino fondatore della cosca. Rischia il processo per questa vicenda anche Sergio Mosca, uno degli ultimi generali del clan di Scanzano così come Liberato Paturzo, ritenuto l’anima imprenditoriale dell’organizzazione. Tra gli indagati spiccano però anche i nomi di Nicola Esposito, alias ‘o mostro, boss del clan Cesarano detenuto al regime del 41-bis e di Giovanni Cesarano. A chiudere il cerchio i killer pentiti Pasquale Rapicano, Renato Cavaliere e Salvatore Belviso. Un esercito di camorristi accusati di aver taglieggiato per decenni centinaia di imprese allungando le proprie mani sulle attività imprenditoriali del territorio e assestando un colpo fatale allo sviluppo dell’area stabiese. Un’indagine che rappresenta l’ennesimo tassello del mastodontico lavoro messo assieme dall’Antimafia per colpire la camorra vesuviana. Negli ultimi 4 anni le indagini condotte dalla Dda hanno infatti consentito agli inquirenti di arrestare quasi 200 camorristi, colpendo al cuore l’esercito della Gomorra stabiese.

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