Droga, spunta il patto tra Torre Annunziata e Marano: Valentino Gionta sulle orme dello zio

Ciro Formisano,  

Droga, spunta il patto tra Torre Annunziata e Marano: Valentino Gionta sulle orme dello zio

Quell’alleanza ha scritto col sangue alcune delle pagine più nere della storia italiana. Dall’omicidio di Giancarlo Siani alla strage di Sant’Alessandro. Pezzi di un passato che oggi ritornano come un vecchio puzzle ripescato in cantina. Frammenti di una storia che uniti danno vita a un presente ugualmente inquietante e denso di nubi. Un presente drammaticamente simile a quei terribili anni ‘80. All’ombra del Vesuvio agguati, pizzo, camorra e omicidi sono all’ordine del giorno, come accadeva 40 anni fa. E anche quel filo rosso che per decenni ha unito i vicoli di Torre Annunziata alle strade di Marano non sembra essere mai stato davvero reciso. Ed è un filo che ieri come oggi unisce due città dove a comandare sono sempre le stesse famiglie. Da un lato i Gionta, la dinastia criminale fondata da don Valentino (oggi detenuto al 41 bis) dall’altro i Nuvoletta, storici alleati dei Valentini nonché espressione di una camorra travestita da mafia che ha sposato le leggi della Cosa Nostra scritte col sangue da Luciano Leggio e Totò Riina. Giovedì mattina i carabinieri hanno arrestato, in paesino in provincia di Varese, un pregiudicato di 38 anni. Si chiama Valentino Gionta. Non è il boss, non ha precedenti per mafia. È un nipote del padrino sepolto vivo al carcere duro da decenni. I carabinieri gli hanno notificato un’ordinanza cautelare per narcotraffico. È accusato di aver rifornito di droga alcuni pusher della provincia di Salerno per agevolare, appunto, i Gionta. Ma cosa c’entra questo parente del boss con quelle vecchie storie di camorra e alleanze? Nulla. Anche se quel filo che unisce Marano e Torre Annunziata lo riannoda proprio lui, con le sue parole intercettate dagli 007 dell’antimafia. Il nipote di don Valentino, in una conversazione con  i suoi clienti ai quali vende cocaina e hashish all’ingrosso, confessa – secondo l’interpretazione degli inquirenti – di avere a disposizione grossi quantitativi di stupefacenti. E afferma anche che i suoi fornitori di fiducia, quelli che gli passano la droga, sono proprio di Marano. Forse una semplice suggestione. Di sicuro una inquietante coincidenza visti i legami che hanno sempre unito quelle due città e i due clan. In una conversazione con Giacomo De Risi (l’uomo di Pagani al quale Gionta avrebbe venduto la droga) il nipote del boss parla proprio di essersi rifornito da «quelli di Marano». Nelle conversazioni non si fa mai chiaro riferimento ai fornitori di Gionta ma è possibile che su questo punto siano in corso ulteriori indagini. «Quelli vogliono la velocità» dice Gionta spiegando che i suoi fornitori gli hanno dato appena 10 giorni per saldare il conto del rifornimento. Diverse inchieste dell’antimafia, anche recenti, hanno accertato l’esistenza di rapporti d’affari esistenti tra i Gionta e le cosche maranesi nel settore del narcotraffico. Una sentenza del 2020 (che ha portato alla condanna definitiva per numerosi esponenti della cosca di Torre Annunziata) ha accertato che almeno fino a circa 10 anni fa le i due clan assieme ai Di Gioia di Torre del Greco gestivano un traffico di droga proveniente dal Sud America. Fili di un’intricata matassa di accordi e misteri che oggi come ieri unisce due città segnate da decenni di dominio criminale.

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