I colletti bianchi della camorra a Castellammare: condannato imprenditore vicino ai D’Alessandro

Ciro Formisano,  

I colletti bianchi della camorra a Castellammare: condannato imprenditore vicino ai D’Alessandro

Si chiude con una condanna a 2 anni e 8 mesi di carcere l’ennesimo atto del processo che vede imputato Daniele Imparato, imprenditore originario di Sant’Agnello accusato – dai pentiti  della camorra stabiese- di essere legato al clan D’Alessandro. La Corte d’Appello di Napoli ha deciso di concedere all’imputato – difeso dall’avvocato Antonio de Martino – uno sconto di pena rispetto ai 3 anni e mezzo di reclusione incassati sempre dalla Corte d’Appello (sentenza poi annullata con rinvio dalla Cassazione). Contestualmente è stata anche disposta la revoca della misura cautelare dell’obbligo di firma alla quale era sottoposto Imparato che da qualche ora è tornato completamente libero. Il ventottenne, per questa vicenda, ha trascorso circa 2 anni e mezzo tra carcere e arresti domiciliari fuori regione. La vicenda che vede coinvolto Imparato risale al luglio 2017. L’imprenditore si sarebbe recato presso un cantiere impegnato in alcuni lavori in piazza Umberto I imponendo alla vittima – il titolare di una ditta edile – di «avvalersi di mezzi e uomini» della sua impresa per evitare di «fare ammuina». In una seconda circostanza Imparato avrebbe imposto all’imprenditore una tassa pari al 3% sull’appalto. Sullo sfondo di questa storia ci sarebbe – sostengono gli inquirenti – l’ombra della camorra. Per questo episodio Imparato è stato processato e condannato – con rito abbreviato – a tre anni e mezzo di carcere in Appello. Sentenza ribaltata, come detto, dalla Cassazione. Da qui il nuovo processo dinanzi ai giudici napoletani che si è concluso con la condanna a 2 anni e 8 mesi di carcere. La difesa ha comunque già annunciato ricorso in Cassazione. La vicenda del racket sui lavori in piazza Umberto I è uno dei capi d’imputazione contenuti nell’inchiesta “Domino 2”, la mega-indagine della Dda che ha portato all’arresto di 16 indagati. Un fascicolo nel quale sono confluiti anche i racconti di Pasquale Rapicano, ex sicario dei D’Alessandro e ultima gola profonda della camorra stabiese. Rapicano, nelle dichiarazioni rese ai pm dell’Antimafia, ha parlato anche di Imparato, indicandolo nella lista degli imprenditori al servizio del clan e facendo luce anche sui presunti legami tra lo stesso imputato e alcuni soggetti legati a doppio filo alla politica stabiese. Elementi finiti anche al centro delle valutazioni che qualche mese fa hanno spinto il Ministero dell’Interno a inviare in municipio la commissione d’accesso per far luce sulle presunte ingerenze della criminalità organizzata a palazzo Farnese.

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