Mazzette e rifiuti: 4 appalti nel mirino dei pm. Fari su Ercolano e Torre del Greco

Alberto Dortucci,  

Mazzette e rifiuti: 4 appalti nel mirino dei pm. Fari su Ercolano e Torre del Greco

Torre del Greco/Ercolano. Ci sono (almeno) quattro gare e bandi per la raccolta dei rifiuti sotto la lente d’ingrandimento della procura di Napoli. A 72 ore dalla notifica del decreto di sequestro preventivo al netturbino Ciro Gentile – dipendente della ditta Buttol, in servizio a Maddaloni e oggi sospeso dal lavoro – e agli imprenditori Vincenzo Izzo e Giuseppe Spacone, rispettivamente proprietario della pescheria Don Do’ a Torre del Greco e direttore del colosso ambientale Teckoservice, emergono nuovi dettagli sull’inchiesta condotta dal pubblico ministero Maria Di Mauro e dal procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio. Pronti a fare piena luce sul meccanismo degli appalti Nu in provincia di Napoli, dove la Teknoservice – così come la ditta Buttol – si occupa della raccolta dei rifiuti in varie città.

I dubbi degli 007

Tutto ruota intorno agli atti acquisiti a inizio estate dai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna presso gli uffici comunali di Marano e Giugliano, dove la Teknoservice si occupa – così come a Giugliano – dei servizi di igiene urbana. Mettendo insieme le tessere di un puzzle evidentemente già in stato avanzato di composizione, gli investigatori avrebbero puntato i fari sugli appalti dei rifiuti in scadenza – in primis a Ercolano, fino a oggi «gestita» dalla ditta Buttol – e sulle gare «sfiorate» dalla  Teknoservice, a partire dalla mini-gara organizzata a Torre del Greco dopo il benservito al consorzio Gema (bando poi affidato sempre alla ditta Buttol). Appalti costantemente al centro di polemiche e veleni politici, su cui ora i magistrati vogliono fare piena luce.

I trucchi degli indagati

Il decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Maria Laura Ciollaro del tribunale di Napoli cristallizza i rapporti tra il netturbino «a cavallo» tra la ditta Buttol e la Teknoservice e i due imprenditori. Attribuendo così la «proprietà» dei due borsoni di soldi – contenenti 105.000 euro e 245.000 euro, riconducibili rispettivamente a Giuseppe Spacone e a Vincenzo Izzo – e svelando i trucchi utilizzati dagli indagati per sfuggire agli investigatori. A partire dall’utilizzo di sim intestate a insospettabili iracheni – ritenute, evidentemente, sicure – e dalla scelta di organizzare incontri in agriturismi lontani da «occhi indiscreti». Succede proprio in occasione del blitz del 10 agosto in casa di Ciro Gentile, quando i carabinieri sequestrarono le valigette del tesoro. Per comunicare l’imprevisto al «direttore» in vacanza in Calabria, il netturbino  propone un incontro a metà strada presso un agriturismo all’uscita di Lagonegro Nord. Dove Giuseppe Spacone apprende del sequestro dei soldi. Ironia della sorte, proprio quando il direttore della Teknoservice stava pianificando il trasferimento del denaro in un suo garage di Scanno, in Abruzzo.

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