Castellammare. Parla l’ultimo killer pentito, trema il clan D’Alessandro

Tiziano Valle,  

Castellammare. Parla l’ultimo killer pentito, trema il clan D’Alessandro

L’uomo che potrebbe svelare dopo 30 anni i mandanti e gli esecutori dell’omicidio del consigliere comunale Sebastiano Corrado testimonierà per la prima volta in aula la settimana prossima. Si tratta di Catello Rapicano, il nuovo asso nelle mani dell’Antimafia, che ha esaurito il suo tempo per raccontare ai magistrati tutto ciò che sa sulla camorra di Castellammare di Stabia e in particolare sul clan D’Alessandro, del quale ha fatto parte per oltre 30 anni.

Catello Rapicano dovrà testimoniare nel processo a carico di Giovanni Savarese e Gaetano Vitale, accusati dell’omicidio di Raffaele Carolei, l’affiliato al clan Omobono-Scarpa che secondo il racconto dei collaboratori di giustizia è stato ammazzato e fatto sparire nel 2012.Lo stesso Catello Rapicano è a processo per questo delitto assieme al fratello Pasquale. Entrambi hanno confessato di aver partecipato all’omicidio di Carolei.

Rispetto al fratello, però, Catello Rapicano ha maturato più tardi la decisione di cominciare a collaborare con la giustizia. Solo a fine novembre scorso, dieci mesi dopo Pasquale, ha deciso di pentirsi. Di ciò che ha svelato ai magistrati finora si sa poco o nulla. L’unico verbale depositato dall’Antimafia è proprio quello relativo all’omicidio di Raffaele Carolei, che tra l’altro si sarebbe consumato proprio all’interno del suo appartamento. Ma la sensazione è che Catello Rapicano possa sapere tanto del clan D’Alessandro e aiutare i magistrati a ricostruire le diverse fasi della storia camorristica che ha segnato la città. A cominciare proprio dall’omicidio del consigliere comunale del Pds Sebastiano Corrado, avvenuto nel 1992.Non è un caso che la riapertura delle indagini su quel delitto, confermate anche dal procuratore generale, Giovanni Melillo, e dal sostituto procuratore dell’Antimafia, Giuseppe Cimmarotta, siano coincise proprio con il pentimento di Catello Rapicano. Il pentito ha raccontato di essere entrato a far parte del clan D’Alessando fin da piccolo e all’epoca del delitto del consigliere comunale aveva 18 anni.

Possibile che possa aver fornito agli inquirenti rivelazioni decisive quantomeno per arrivare agli esecutori materiali di quel delitto che sconvolse Castellammare di Stabia e fece emergere il rapporto deviato tra la camorra e la politica cittadina. Ma Rapicano, in oltre trent’anni di carriera criminale in cui si è occupato anche di droga nel rione Capo Rivo, potrebbe aver svelato tantissimi segreti ai magistrati che stanno cercando in particolare di ricostruire i numerosi omicidi irrisolti. Dalla settimana prossima il collaboratore di giustizia comincerà a testimoniare anche in aula nei confronti degli esponenti della camorra stabiese e la sensazione è che dalle sue rivelazioni possa scatenarsi una nuova ondata di arresti a Castellammare di Stabia. Una città dove la presenza dello Stato si sta facendo sentire forte negli ultimi anni, attraverso inchieste che tra arresti e condanne stanno sferrando colpi tremendi alle cosche.

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