Sorrento e Capri, i B&b senza partita Iva a secco di ristori regionali

Marco Milano,  

Sorrento e Capri, i B&b senza partita Iva a secco di ristori regionali

Da Sorrento e Capri un allarme in difesa delle strutture turistiche senza partita Iva. Le associazioni Atex Campania, “Vesuvio Family House” e “Ospitalità Diffusa-AreV-OD associazione per un Turismo di qualità in Campania” hanno commentato come l’inizio di ottobre non sia coinciso con «un giorno lieto per i gestori delle strutture extra-alberghiere della Campania». Secondo quanto sostenuto dai rappresentanti degli operatori turistici della penisola sorrentina e dell’isola azzurra del comparto extra-alberghiero «sulla scorta di un bando pubblicato dall’assessorato al turismo della Regione Campania possono presentare domande di finanziamento le micro, piccole o medie imprese (Mpmi) impegnate nell’offerta turistica regionale. Ma non i gestori delle strutture extra-alberghiere che operano con il codice fiscale». Nel mirino delle associazioni, dunque, una recente norma emanata con l’obiettivo di stimolare la ripresa del turismo e generare conseguenti impatti positivi in termini di rilancio dell’economia. «E’ bene tener presente che le strutture con il codice fiscale rappresentano circa il 70 per cento di tutte le strutture ricettive extra-alberghiere (circa 10.000) presenti sul territorio campano (a Napoli e provincia raggiungono il 90%) – fanno notare le associazioni Atex Campania, “Vesuvio Family House” e “Ospitalità Diffusa-AreV-OD associazione per un Turismo di qualità in Campania” – e che da circa 15 anni sono una gamba importante per “muovere” l’economia regionale. Difatti, è notorio, tali strutture, ben più di alberghi e pensioni (non avendo al loro interno servizi da vendere) favoriscono la cosiddetta “economia di prossimità” (botteghe artigianali, tour ed escursioni, ristoranti, lidi balneari). Anche in questa stagione, ancora segnata dall’onda lunga del Covid e che ha visto una presenza turistica degli stranieri notevolmente inferiore rispetto al passato, b&b e Case vacanza hanno rappresentato un argine importante al tracollo delle presenze turistiche – mettono in luce le associazioni – nonostante ciò, non hanno beneficiato di ristori (né nella precedente né nella legislatura regionale attuale), non sono stati messi nelle condizioni di arricchire la loro offerta di servizi aggiuntivi (cosiddette “politiche attive”), non sono state ammesse, appunto, alle agevolazioni testé indicate; non è stata immaginata una promozione specifica del comparto né nelle fiere a cui la Regione partecipa né in altri modi. La misura è colma».

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