La Sorrento del futuro, intervista al sindaco Coppola: «Solo turismo d’élite e muro anticamorra»

Raffaele Schettino e Vincenzo Lamberti,  

La Sorrento del futuro, intervista al sindaco Coppola: «Solo turismo d’élite e muro anticamorra»

Alla vigilia del G20, il sindaco Massimo Coppola snocciola una lunga serie di obiettivi: apre l’agenda nella sala riunioni di Metropolis e li elenca. Turismo, commercio, artigianato, sicurezza, rivoluzione urbanistica, sanità, cultura. Li legge d’un fiato, poi tira una linea come fosse una somma: «Ecco la Sorrento del futuro. Io ce l’ho già in mente». E una visione ambiziosa prevede idee da realizzare e convinzioni da abbandonare. Su tutte, il modello di città balneare. «Se c’è una cosa che Sorrento non potrà mai essere è una meta balneare, dunque il turismo di prossimità va scoraggiato perché crea solo disagi. Non tirate in ballo la solita solfa della città snob, è un problema oggettivo: le nostre coste non hanno spiagge, tutto qui».

Però il turismo di prossimità riempie i vuoti quando i turisti stranieri se ne stanno a casa. è pur sempre economia, sputarci sopra suona un po’ male.

«Non ho detto che dobbiamo chiudere la città ai nostri conterranei, ci mancherebbe altro, dico solo che chi arriva a Sorrento deve sapere cosa si può fare e cosa non si può fare. Ovviamente è un concetto che deve essere assimilato anche da chi confezione l’offerta: non siamo Rimini, siamo un’altra cosa. A Sorrento si viene per altro».

Ci torniamo sul turismo, ma facciamo un passo indietro: che si aspetta dal G20 del commercio che inizia l’11 ottobre?

«Abbiamo sostenuto un grande sforzo organizzativo consapevoli dell’opportunità, saremo al centro del mondo grazie alla reputazione che ha saputo conquistarsi l’amministrazione e all’appeal ritrovato con la promozione del territorio sotto il brand che ha rilanciato l’immagine della città. Siamo già stati contattati da organizzazioni mondiali per promuovere eventi internazionali, avremo il primo summit del giovanile organizzato dall’articolazione del turismo dell’Onu. Insomma, è un po’ la resa dei conti: il G20 farà sorgere la nuova Sorrento post-covid».

A proposito di pandemia, qual è lo stato di salute dell’economia sorrentina?

«Posso dire che ci siamo rimessi in piedi. Da metà luglio in poi abbiamo numeri molto vicini o abbastanza vicini a quelli pre-covid. La tassa di soggiorno ci dice che ad agosto abbiamo incassato 750mila euro, 150mila in meno dell’agosto del 2019. La città è viva e son tornati anche i turisti stranieri. Siamo sulla strada giusta».

Focus sul commercio: hanno riaperto tutte le attività o il Covid ne ha inghiottito qualcuna?

«Il commercio ha sofferto meno del turismo, ma c’è da lavorare. è un settore che già prima della pandemia non brillava ed è tempo di interrogarci sul perché».

Servono meno foulard, più qualità e tradizione.

«Concordo, bisogna cambiare mentalità, adeguarsi alla modernità e alle esigenze del mercato. E poi va rivista la pluralità di offerta che produce un frazionamento eccessivo della clientela oltre ad un’omologazione dell’offerta. Mi piacerebbe un ritorno ai prodotti tipici, vorrei vedere più botteghe di artigiani, maggiore attenzione alle tradizioni e alle radici. Per esempio: noi siamo intarsiatori non venditori di cianfrusaglie».

er conservare le tradizioni bisogna investire sui giovani, incentivarli a restare.

«Le nuove generazioni si sono allontanate dall’artigianato un po’ per scelta un po’ per le difficoltà economiche generate dalla globalizzazione. Eppure abbiamo ottime professionalità, un’associazione viva e vegeta, qualche bottega nelle mani di ragazzi volenterosi. Ecco, è da qui che dobbiamo ripartire. C’è una nicchia di turisti attenta alla qualità e vuole portare via prodotti d’eccellenza».

A proposito di turismo: cosa intende quando parla di élite?

«Io immagino Sorrento come un salotto, e nei salotti il caos disturba. Detto questo, la città deve essere aperta a tutti ma deve imporre il proprio stile e la propria vocazione. Con queste premesse vogliamo perseguire il fine di diversificare i flussi turistici. Sorrento deve restare meta di tour operator ma deve diventare terra per turisti fai-da-te. L’era delle carovane di visitatori in fila indiana dietro una bandierina appartiene al passato, oggi serve dinamicità, coraggio e autonomia. Qualcosa è stato fatto in questo senso, e i risultati già si vedono: noi reggiamo, gli altri calano. Anzi, ci sono alberghi che hanno persino prolungato l’apertura stagionale e i ristoranti sono pieni».

Poi arriverà l’inverno, addio stranieri e spazio al turismo di prossimità. Cosa offre Sorrento ai visitatori per un giorno?

«Qui deve esserci la svolta dell’offerta. I ristoranti non devono chiudere, gli alberghi nemmeno, perché Sorrento si può vivere anche in un week-end. Dobbiamo potenziare l’offerta museale, quella culturale, dobbiamo promuovere eventi e rendere attrattiva la nostra area archeologica. Dobbiamo puntare ad un’offerta enogastronomica ancora più importante di quella che abbiamo e lanciare finalmente il settore del turismo legato alle nostre bellezze paesaggistiche».

In questo percorso di crescita culturale, Sorrento ha senza dubbio la forza di essere locomotiva ma non deve commettere l’errore di sentirsi l’eccezione in un territorio che va rilanciato nella sua complessità. E’ d’accordo?

«Il tempo della Sorrento arroccata su se stessa è finito da un pezzo. Oggi siamo una realtà aperta e collaborativa. Con Pompei c’è un filo diretto, senza gli Scavi non avremmo tutte le opportunità che abbiamo. Con Procida c’è una sinergia forte, ne abbiamo sostenuto in maniera convinta la candidatura a Capitale della cultura. Con gli altri Comuni della Penisola c’è un dialogo costruttivo per creare l’Unione dei Comuni. Sono d’accordo con voi quando dite che si cresce se cresce l’intero territorio, che da soli nessuno di noi ha futuro».

L’idea dell’Unione dei Comuni è interessante: quanto è concreta, ci dica la verità.

«Dobbiamo liberarci delle beghe politiche, apriamoci al mondo non ci chiudiamo nell’aia. Dopo il voto a Vico e Piano porterò avanti il progetto avviato dieci mesi fa. Gestiremo insieme alcuni servizi, presentandoci coesi all’esterno. Sì, l’Unione dei comuni raccoglie consensi».

A proposito di voto, oggi e domani si sceglierà il sindaco di Napoli, che poi è anche il sindaco della città Metropolitana. De Magistris è stato un fantasma in provincia.

«Devo dire che mi aspettavo una campagna elettorale più animata, con più confronti e più temi sul tappeto. Spero che il futuro sia più interessante».

E il vostro futuro come sarà?

«Noi abbiamo ereditato zero e stiamo pensando di concretizzare cambiamenti epocali. Era una situazione critica in termini di progettazione eppure stiamo portando avanti il percorso meccanizzato in sinergia con la Regione Campania che ingloberà il porto alla città aprendo mille opportunità. Sorrento sarà decongestionata, il mare si raggiungerà in pochi secondi. Presenteremo subito un piano di fattibilità poi avvieremo le fasi di progettazione. In due anni la rivoluzione sarà realtà».

Ne abbiamo sentiti tanti di annunci così eccitante. Non è una questione personale, sindaco, ma siamo diffidenti.

«Il tempo mi darà ragione. Anzi, sono certo che non sarà l’unico cambiamento di Sorrento. Progetteremo anche un porto moderno e funzionale con il potenziamento dei servizi per la nautica da diporto e per le attività che possono portare turismo di alta qualità. Piazza Veniero sarà ristrutturata e le zone collinari saranno al centro dell’agenda amministrativa. Porteremo avanti anche le attività per la mitigare il rischio di dissesto idrogeologico al fianco del Parco dei Monti Lattari e del presidente Dello Joio, con il quale abbiamo già pianificato il recupero dell’area de Le Tore. La difesa del territorio è fondamentale per evitare tragedie. In via Fontanelle, per esempio, abbiamo già  eseguito saggi e campionamenti. Costoni, rivoli e valloni sono argomenti a cui siamo sensibili nell’interesse dell’incolumità pubblica. In questo senso, con Gori sono in corso schede di investimento e sinergie per operare sul territorio e ampliando la rete fognaria e idrica».

Fronte sanità: il tema principale resta l’ospedale unico della Costiera annunciato da De Luca.

«Il Covid ci ha insegnato che bisogna investire nella sanità. L’ospedale unico va bene, ma a Sorrento il nosocomio deve restare attivo per servizi di primo soccorso e per creare ambulatori di eccellenza».

C’è uno spettro che aleggia sul futuro di questa terra. Si chiama camorra, e ha mille volti. Sorrento è a rischio come tutte le altre città della provincia.

«Non c’è la percezione della criminalità ma questo non vuol dire che siamo al sicuro. Sorrento accoglie imprenditori che arrivano da ogni angolo della Campania, molti sono perbene, altri no. Diciamo che in qualche caso sarebbe servita più attenzione, alcuni settori vanno attenzionati. Dobbiamo accogliere gli ospiti graditi e dobbiamo espellere quelli non graditi. Abbiamo bisogno di legalità e sicurezza, senza non c’è sviluppo».

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