Torre Annunziata, colpo alla camorra: il boss dei Chierchia resta al 41-bis

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Torre Annunziata, colpo alla camorra: il boss dei Chierchia resta al 41-bis

Da tredici anni la sua casa è una gabbia di sbarre e cemento di pochi metri quadrati. Sepolto vivo al regime del carcere duro, il temutissimo 41 bis, perché ritenuto tra i capi di una delle cosche di Torre Annunziata. E’ la storia di Giuseppe Chierchia, cinquantacinquenne pluripregiudicato ritenuto figura apicale del clan dei fransuà, organizzazione criminale con base nel rione Provolera. Una storia, quella di Chierchia, ripercorsa tra le pagine di una sentenza emessa dalla Corte di Cassazione. Provvedimento con il quale i giudici hanno deciso di respingere la richiesta del ras che voleva uscire dal 41-bis.

Il ricorso

Il 15 ottobre del 2019, infatti, il Ministro della Giustizia ha deciso di firmare la proroga del regime del carcere duro per Chierchia. Provvedimento impugnato dalla difesa del pregiudicato prima dinanzi ai giudici del tribunale di Roma e poi in Cassazione. Secondo gli avvocati del cinquantacinquenne la decisione del Ministro non sarebbe adeguatamente motivata «omettendo di individuare le ragioni che giustificherebbero la proroga del regime differenziato a distanza di 13 anni dalla sua prima applicazione». Sempre secondo la difesa il «condannato non avrebbe mai rivestito un ruolo apicale all’interno della compagine associativa». Per i legali del pregiudicato è da ritenersi «irrilevante» anche il fatto che la figlia di Chierchia abbia sposato il figlio di Aldo Gionta, il boss poeta di palazzo Fienga che con il consuocero condivide lo stesso destino: il 41-bis.

La sentenza

Ma per la Cassazione – come si legge nelle motivazioni del provvedimento pubblicate nei giorni scorsi – il ricorso è inammissibile. Per i giudici il provvedimento emesso dal tribunale di sorveglianza non fa una piega sottolineando il «pericolo di ristabilimento dei collegamenti con il sodalizio criminoso di provenienza» da parte di Chierchia.  Nella sentenza vengono anche richiamate le relazioni fornite sul pregiudicato dalla Procura Nazionale Antimafia e dalla Dda di Napoli. Documenti dai quali emerge, scrivono i giudici, che Giuseppe Chierchia «ha rivestito, pur in assenza di una condanna per un ruolo apicale, una posizione di assoluto rilievo all’interno del sodalizio, alleato con il clan Gionta». Inoltre la Cassazione sottolinea anche che i due clan – i Chierchia e i Gionta – sono due «organizzazioni camorristiche operative sul territorio». Tra gli elementi che hanno determinato la conferma del 41-bis per Chierchia c’è anche l’analisi delle lettere arrivate in carcere. Missive che sono state bloccate perché contenevano «messaggi criptici o comunque ambigui», si legge ancora nelle motivazioni del verdetto emesso dalla prima sezione penale della Cassazione.

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