Torre Annunziata, il piano dei nuovi boss per sterminare 3 clan

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, il piano dei nuovi boss per sterminare 3 clan

Video e feste in stile Gomorra. Tatuaggi, stese, agguati, estorsioni. Un clan tenuto in piedi dall’odio profondo covato nei confronti del clan Gionta. Una nuova cosca pronta a dichiarare guerra agli altri 3 clan pur di mettere le mani su Torre Annunziata. E’ il ritratto del Quarto Sistema che viene fuori dalle motivazioni della sentenza che a giugno ha portato alla condanna di undici imputati per oltre 150 anni di carcere complessivi. A novanta giorni da quel verdetto il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli ha depositato i motivi di quella sentenza. Per il gup non ci sono dubbi: dagli atti prodotti dall’Antimafia, emerge chiaramente «l’esistenza e l’operatività» di una nuova «organizzazione criminale di stampo camorristico». Un sodalizio, il “Quarto Sistema”, nato in «aggiunta e in contrapposizione agli storici clan egemoni» in città. E in particolare i «Gionta, i Gallo-Cavalieri e il Terzo Sistema». Un clan guidato da un gruppo di soggetti che «sentivano l’esigenza di vendicare alcuni loro familiari uccisi dai Gionta», si legge nelle 84 pagine del provvedimento con riferimento, in particolare, a figli e nipoti di Carlo Balzano e Natale Scarpa: due delle vittime della guerra di camorra. Un’indagine che lambisce anche la storia della faida tra clan cominciata oltre un anno fa e tutt’ora in corso (come dimostra l’ultimo omicidio del 12 settembre scorso davanti alla chiesa di Sant’Alfonso). Una guerra che ha visto in campo anche i nuovi boss del rione Penniniello, accusati di aver tentato, tra l’altro, di uccidere anche i parenti di alcuni padrini dei Gionta. Negli atti si ripercorrono anche le vicende estorsive di cui sono accusati i presunti componenti della nuova cosca e soprattutto si sottolinea come dalle prove sia emersa l’esistenza di «un clan che ha utilizzato lo stesso metodo e le stesse finalità criminali» delle altre cosche attive sul territorio. Il giudice arriva a parlare, riferendosi alla capacità della camorra di rigenerarsi a Torre Annunziata, di una «storia che si ripete». Una storia fatta anche di simboli e messaggi. Come quelli lanciati attraverso i social all’indirizzo dei Gionta, con tanto di feste e «musica di malavita». Una «emulazione di Gomorra», scrive ancora il giudice, per sfidare «pubblicamente» i nemici. Elementi sufficienti, almeno secondo il gup, per ritenere provata l’esistenza del nuovo clan di Fortàpasc.

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