Portici, l’inferno di Rita: la bimba cieca che rischia la vita per andare a scuola

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Portici, l’inferno di Rita: la bimba cieca che rischia la vita per andare a scuola

L’inizio dell’incubo è scandito dal suono della sveglia. Mario si alza all’alba per accompagnare la sua bimba a scuola. Un viaggio di appena due chilometri che però può durare anche 3 ore. Mario è ipovedente e anche sua figlia, Rita, di 10 anni, ha la stessa patologia dalla nascita. Rita non ha l’iride e ha gravissime difficoltà visive.  Ogni giorno, mano nella mano, attraversano il traffico e il caos di Portici per provare a raggiungere la scuola. Rischiano la vita tenendosi stretti ai bordi del marciapiede e chiedendo a volte anche aiuto per attraversare la strada. Dall’inizio del nuovo anno scolastico ogni giorno inizia come un’odissea per quella famiglia di via Università. La scuola che frequenta Rita si trova nella zona alta della città. Mario e la sua bambina scendono di casa con un’ora e mezza d’anticipo rispetto all’apertura della scuola, prevista per le 8. Percorrono la strada che da casa li conduce a piazza San Ciro e qui aspettano che arrivi il bus di linea che li dovrà portare nei pressi dell’istituto scolastico di via De Lauzieres. «E’ da cinque anni che Rita frequenta questa scuola. Negli ultimi 4 anni abbiamo ottenuto, presentando una richiesta, il pulmino per gli invalidi civili perché mia figlia è riconosciuta come invalida civile. La venivano a prendere a scuola e la riportavano a casa», racconta Mario Barbaro,  il papà della piccola Rita e il fratello di Salvatore (vittima innocente della camorra ucciso a Ercolano nel 2009). Un servizio saltato quest’anno perché – secondo quanto racconta il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, Alessandro Caramiello – «il dipendente che l’accompagnava a scuola è andato in pensione». Risultato: Mario è costretto, ogni giorno, ad affrontare mille pericoli per riuscire a consentire alla sua bambina di presentarsi regolarmente in classe. E spesso, quando c’è la pioggia, per non rischiare restano entrambi a casa. «Io non chiedo nulla per me, ma solo che venga riconosciuto un nostro diritto – l’appello del papà di Rita – Non possiamo andare avanti così. Mi rivolgo alle istituzioni, al Comune a chi può aiutarci». Il Movimento 5 Stelle, nelle scorse ore, ha provato a farsi portavoce della battaglia di Mario, contattando direttamente l’assessore all’istruzione. «Abbiamo proposto all’assessore di attivare un servizio per farla accompagnare da un percettore del reddito di cittadinanza – afferma Caramiello – Confidiamo che il Comune possa riuscire a risolvere la problematica nel giro di pochi giorni per aiutare la famiglia Barbaro».

 

 

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