Il sindaco di San Giuseppe Vesuviano sulla graticola, tre consiglieri lasciano la maggioranza

Andrea Ripa,  

Il sindaco di San Giuseppe Vesuviano sulla graticola, tre consiglieri lasciano la maggioranza

Nella bagarre di un consiglio comunale infuocato per l’approvazione del rendiconto di gestione, il messaggio più forte – forse l’unico in grado di mettere davvero in difficoltà il sindaco – viene letto con toni pacati. Le urla che contraddistinguono solitamente lo scontro – basato per lo più su cose vecchie di vent’anni – lasciano spazio alla lettera che il leader di Progetto Vesuviano, il consigliere di maggioranza Nicola Carillo legge in aula. E’ una lettera indirizzata al primo cittadino con cui annuncia che il gruppo – vicino agli ambienti dem – lascia la maggioranza trainata dal sindaco leghista. Con Carillo seguono Andrea Ementato, presidente del consiglio e la consigliera Rosa Miranda, assente alla seduta notturna tenutasi tra martedì e mercoledì scorso. Resta in maggioranza, invece, Vincenzo Ambrosio, ultimo componente del gruppo consiliare nato a mandato in corso. Il messaggio che mette in “minoranza” il primo cittadino è una condanna durissima che porta alla luce le fragilità dell’intera maggioranza. Un anno fa l’avvertimento dei consiglieri dello stesso gruppo aveva portato alla fine al voto positivo del bilancio e alla speranza di un dialogo. Che in nove mesi non sembra esserci stato. Così Catapano perde tre alleati e da ieri si regge solo su otto consiglieri, mentre la minoranza – già composta da 6 esponenti – punta a spalancare le porte ai tre fuoriusciti che al momento scelgono di mettersi «di lato», sospesi in un limbo tra i due poli. «A distanza di un anno siamo costretti a rilevare che nulla è cambiato. Progetto Vesuviano continua a rilevare la propria esclusione dalle scelte strategiche, l’assoluta assenza di condivisione e l’impossibilità di poter proporre qualsiasi cosa. – fanno sapere Nicola Carillo, Andrea Ementato e Rosa Miranda nella missiva – Il tutto accompagnato dalla palese crisi amministrativa. Il rendiconto è il risultato di un’azione amministrative che non ci ha visto partecipi. Non possiamo più considerarci parte di questa maggioranza, preferiamo fare un passo di lato. Valuteremo atto per atto, mettendoci a disposizione di tutte le forze politiche. Nell’esclusivo interesse dei sangiuseppesi». Parole destinate ad aprire una prima e vera profonda crisi all’interno della squadra di sostenitori del primo cittadino, forse per la prima volta in oltre 8 anni di mandato. L’atto di coraggio, che è un gesto di forza, rischia di lasciare Catapano senza numeri. Tanto che il contestato rendiconto di gestione – già finito sotto la lente di ingrandimento dei consiglieri nelle scorse per la «fuga» dalla diffida del prefetto inscenata da Saverio Carillo – passa in extremis. I due consiglieri di Progetto Vesuviano presenti alla seduta si astengono dal voto, consentendo così al sindaco di restare in sella. Se avessero votato contro, ci sarebbe stato bisogno del commissario ad acta e poi sarebbero partite le procedure per lo scioglimento anzitempo dell’assemblea. Così non è stato, almeno per ora. Restano gli scontri accesi in aula e la solita ‘caciara’. Catapano «rivendica» un risanamento dei conti che ha permesso all’Ente di non essere dichiarato «in deficit strutturale», accusando l’opposizione dei guai economici degli ultimi vent’anni: «Chi oggi mi ha accusa ha indebitato i nostri figli fino al 2045», spiega in aula al grido di «Carthago delenda est» e stringendo tra le mani fatture vecchie di 15 anni. Ne ha per tutti il primo cittadino leghista: «Ambrosio è il principe dei disastri, De Lorenzo ha un’ego smisurata e Borriello fa parte di un gruppo che ha distrutto il parco del Vesuvio», dice. Ma il «Catone sangiuseppese» finisce lo stesso al centro delle accuse. Dagli ex sindaci Casillo e Ambrosio, passando per l’ex braccio destro De Lorenzo, fino a Borriello e Michele Sepe. Le condanne arrivano in sequenza come un ritornello: «Nel bilancio ci sono 2 milioni di euro di debiti che l’amministrazione volutamente non ha voluto riconoscere. – dicono dall’opposizione – Ma su questo mandato pesano i disastri delle opere pubbliche: le scuole chiuse, le strutture sportive mai consegnate alla collettività e l’assenza di presidi sanitari sul territorio. Il sindaco arranca, la politica dei like e delle foto non paga più. Servirebbero soltanto le dimissioni, visto che non ha più i numeri». Una strada, quest’ultima, che il primo cittadino non sembra essere intenzionato a percorrere.

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