Racket ai pastifici, condannato il boss di Gragnano

Ciro Formisano,  

Racket ai pastifici, condannato il boss di Gragnano

Per sfuggire a questo processo è sparito nel nulla per oltre due anni. Da latitante ha vissuto  come un fantasma, inghiottito nel silenzio delle montagne che da sempre proteggono il suo impero criminale.  Una fuga che però ha soltanto rinviato l’arresto prima e la condanna poi. Antonio Di Martino, l’ex primula rossa della camorra, l’inafferrabile padrino di Gragnano catturato nel dicembre 2020, ieri ha dovuto regolare il conto aperto con la giustizia quasi 3 anni fa. Un conto che gli è costato la condanna a 7 anni e 8 mesi di reclusione, in primo grado, con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il figlio del super boss Leonardo ‘o lione, è stato riconosciuto colpevole rispetto alle accuse che l’Antimafia gli ha contestato nell’ambito del processo “Olimpo”: la mega-indagine che a dicembre del 2018 ha portato all’arresto di padrini, affiliati, colletti bianchi ed esattori del pizzo ritenuti legati ai clan D’Alessandro, Cesarano, Di Martino e Afeltra. Un blitz al quale il figlio del padrino di Gragnano riuscì a sfuggire rendendosi latitante per oltre due anni prima di essere catturato il 28 dicembre del 2020 nei pressi della sua abitazione. Finito in carcere, il rampollo della dinastia criminale con base a Iuvani è stato rinviato a giudizio per le vicende legate all’inchiesta “Olimpo”. Secondo gli inquirenti – l’indagine è coordinata dal sostituto procuratore dell’Antimafia, Giuseppe Cimmarotta – Di Martino si sarebbe reso responsabile di una pluralità di condotte estorsive ai danni di diverse attività imprenditoriali del territorio. Accuse che hanno spinto l’Antimafia a chiedere 12 anni di reclusione per Di Martino, ritenuto dagli inquirenti l’attuale reggente del sodalizio criminale specializzato in estorsioni e traffico di sostanze stupefacenti. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli – il boss ha scelto di essere processato con rito abbreviato – ha deciso di condannare Di Martino a 7 anni, 8 mesi e 4.000 euro di multa. Una sentenza di cui attende le motivazioni la difesa (rappresentata dall’avvocato Antonio de Martino) per valutare il ricorso in Appello. Una condanna che comunque rappresenta l’ennesima conferma della solidità delle accuse contestate dall’Antimafia. Nell’altro processo con rito abbreviato nato dall’indagine “Olimpo”- giunto in Appello – sono stati condannati  in primo grado boss ed esattori del pizzo al soldo di 3 cosche. Nel filone con rito ordinario, invece, la Dda ha chiesto condanne per 150 anni di carcere complessivi per gli imputati finiti alla sbarra.

CRONACA