Eleonora, morta tre mesi dopo l’operazione: «Colpa medica, un anno e mezzo alla ginecologa»

Alberto Dortucci,  

Eleonora, morta tre mesi dopo l’operazione: «Colpa medica, un anno e mezzo alla ginecologa»
La vittima Eleonora Crispo

Torre del Greco. «Per la tragica fine di Eleonora Crispo sono emerse, durante il dibattimento, chiare responsabilità dell’imputata»: sono le parole con cui il pubblico ministero Antonella Lauri ha concluso la sua lunga requisitoria in aula, chiedendo la condanna a un anno e sei mesi per F.R., la ginecologa finita alla sbarra per la morte della cinquantaseienne di Torre del Greco. Sottoposta a un intervento chirurgico per la rimozione di una cisti ovarica all’ospedale Sant’Anna Madonna della Neve di Boscotrecase e stroncata da una perforazione intestinale a tre mesi dall’operazione. Era il mese di luglio del 2014 e – a 7 anni di distanza – il processo di primo grado si avvia a conclusione.

La requisitoria di 3 ore

Durante l’ultima udienza davanti al giudice Adele Marano del tribunale di Torre Annunziata, il pubblico ministero ha ripercorso – durante la sua lunga requisitoria, durata circa 3 ore – il calvario della donna. A partire dalla delicata operazione del 22 aprile fino al tragico epilogo all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove Eleonora Crispo era arrivata in preda a lancinanti dolori e con un quadro clinico già disperato. Perché, secondo la ricostruzione dell’accusa, F.R. non individuò – durante le varie visite di controllo a cui la cinquantaseienne si sottopose a partire dal 4 maggio, giorno in cui vennero rimossi i punti di sutura – le ragioni delle sofferenze lamentate dalla paziente. «Eppure – l’argomentazione portata avanti dall’avvocato Gennaro Ausiello, in rappresentanza dei figli e della sorella della vittima – la dottoressa avrebbe dovuto sospettare la possibilità di una peritonite perché, come illustrato dai periti durante il dibattimento, statisticamente può accadere che un intervento come quello a cui fu sottoposta Eleonora Crispo provochi una perforazione intestinale».

Le due versioni

Ma F.R. non solo non effettuò gli accertamenti richiesti dal caso, ma – durante le varie udienze del processo – ha sempre negato di avere visitato la donna dopo la rimozione dei punti e fino all’aggravamento del quadro clinico. Una versione smentita dai familiari della vittima – secondo cui la cinquantaseienne si rivolse in varie occasioni alla sua ginecologa di fiducia, raccontando una serie di sintomi che avrebbero dovuto portare alla diagnosi precisa – e contestata dal pubblico ministero, pronto a invocare la condanna della nota professionista. Per la morte di Eleonora Crispo, inizialmente, finirono sott’accusa 4 medici. Le posizioni di due camici bianchi furono successivamente archiviate, mentre il chirurgo P.M. è deceduto la scorsa estate. Per l’unica imputata rimasta a processo  la sentenza di primo grado è attesa per le prossime ore.

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