Droga dal Sud America, 20 anni di cella al narcos di Torre Annunziata

Ciro Formisano,  

Droga dal Sud America, 20 anni di cella al narcos di Torre Annunziata

Per i giudici non ci sono dubbi: in cima alla piramide del narcotraffico c’era lui, Pasquale Fiorente. Il narcos di Torre Annunziata, l’inafferrabile boss della droga con base in Sud America è colpevole di essere a capo di un’associazione per delinquere specializzata nell’import-export di cocaina. Un’accusa che è costata al pregiudicato una condanna a 20 anni di carcere. Un verdetto firmato, nei giorni scorsi, dai giudici del tribunale di Napoli pronti ad accogliere la durissima richiesta firmata dall’Antimafia a luglio di quest’anno. La Dda, infatti, aveva chiesto il massimo della pena per Fiorente. Una condanna pesante a dispetto della scelta dell’imputato di optare per il rito abbreviato. L’ennesimo capitolo processuale legato all’inchiesta sulla “Dama Bianca”, la mega-indagine condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli su un traffico di droga tra Campania e Sud America. Un’indagine nata dal sequestro di un trolley pieno zeppo di cocaina scoperto all’aeroporto di Roma nella disponibilità di una donna che durante il G8 fu “paparazzata” assieme all’ex premier Silvio Berlusconi. Da quell’operazione partì l’indagine che portò all’arresto di 28 persone, tra cui lo stesso Fiorente che però sfuggì al blitz dando vita ad una lunga fuga. Una latitanza stroncata però dall’arresto del 2016 in Cile e dalla successiva estradizione in Italia. L’imputato è accusato di essere il capo e promotore dell’organizzazione. Un business che  avrebbe continuato a gestire anche nel periodo in cui era latitante. La droga importata da Fiorente – sostengono gli inquirenti – era destinata a inondare di stupefacenti le piazze di spaccio di Campania e Lazio. Il gruppo trasportava cocaina e hashish dal Sud America usando navi, aerei e camion. E sfruttando anche le “amicizie” eccellenti all’interno dei porti chiave usati dal narcos per far arrivare la droga oltre i confini. Gli stupefacenti esportati – secondo quanto ricostruito dagli investigatori – venivano trasportata in Campania e da qui dirottata nelle principali piazze di spaccio della penisola. Fiorente si sarebbe occupato della raccolta dei fondi – le così dette “puntate” –  e avrebbe trattato sul prezzo con i referenti del narcotraffico in Sud America. Un sistema nel quale, sostiene l’Antimafia, erano coinvolti anche alcuni importanti sodalizi criminali campani. Per questa vicenda tutti gli altri imputati sono stati già processati e condannati (alcuni hanno anche incassato condanne definitive). All’appello mancava solo lui, Fiorente, ritenuto la figura chiave dell’inchiesta. Sulla scorta delle prove raccolte e stando a quanto emerso dagli altri filoni processuali, l’Antimafia ha chiesto il massimo della pena per l’imputato. Richiesta accolta dai giudici del tribunale di Napoli. Una condanna che si somma ai 13 anni di reclusione per traffico di droga già incassati da Fiorente in un precedente processo per narcotraffico che si è concluso con il verdetto definitivo.

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