Pompei, la festa finisce a coltellate: 19enne gravissimo. L’aggressore confessa

Elena Pontoriero,  

Pompei, la festa finisce a coltellate: 19enne gravissimo. L’aggressore confessa

«E’ vero, sono stato io a colpirlo. Il coltello l’ho buttato nel fiume Sarno». La voce di quel ragazzino, di appena sedici anni, riannoda i fili dell’ennesima storia di sangue e gioventù bruciata in provincia di Napoli. Da un lato c’è lui, V.R., giovane studente di Castellammare di Stabia accusato di tentato omicidio e finito nel carcere minorile dei Colli Aminei. Dall’altro c’è M.M., diciannovenne di Agerola, che in queste ore lotta per la vita in un letto d’ospedale. E’ stato colpito con sei coltellate all’addome e alle gambe, venerdì sera. Uno dei colpi gli ha perforato un polmone procurandogli una grave emorragia interna. Gli effetti dell’ennesima notte di follia e violenza all’ombra del Vesuvio. Tutto è cominciato durante un mega-party organizzato presso il discobar Wolf Garden di via Civita Giuliana, alla periferia di Pompei. “La festa delle matricole”, come la chiamano i liceali, un modo per celebrare il ritorno a scuola dopo più di un anno di didattica a distanza. Circa 1.500 ragazzi giunti da ogni angolo della provincia in uno spazio che secondo le norme Covid potrebbe contenerne molti meno. Almeno secondo quanto sostengono gli investigatori che hanno sanzionato l’attività commerciale per aver violato le regole anti-contagio. Una super festa nata con il passaparola, tra messaggini e annunci social e capace di spingere un vero e proprio esercito di ragazzini nello spazio aperto del disco-bar. Un evento macchiato, però, dalla violenza che ha avuto il suo apice nella lite finita nel sangue, intorno alle 23 di venerdì sera. Quei due ragazzi si conoscevano da tempo. Frequentavano la stessa scuola. E due anni fa erano già venuti alle mani. Una lite finita persino nelle aule di tribunale, tra denunce e accuse di lesioni ed estorsione. E così è bastata una piccola scintilla per scatenare l’inferno e riportare a galla i vecchi e mai sopiti rancori. Per ragioni ancora tutte da chiarire il sedicenne decide di tirare fuori quel coltello. Succede tutto in pochissimi istanti. La lama entra ed esce per sei volte dal corpo della vittima, colpita al torace e alle gambe. Il diciannovenne resta a terra, immerso in una pozza di sangue davanti allo sguardo pietrificato di chi gli sta attorno. Il sedicenne scappa, facendo perdere le proprie tracce, senza che nessuno provi nemmeno a fermarlo. Ma la sua fuga durerà appena qualche ora. Sul posto arrivano i poliziotti del commissariato di Pompei – guidati dalla dottoressa Antonella Palumbo – e le ambulanze del 118. Il diciannovenne viene trasportato d’urgenza in ospedale. Arriva prima al San Leonardo di Castellammare di Stabia poi viene trasferito a Napoli, all’ospedale del Mare. Le sue condizioni sono gravi. Ieri sera è stato sottoposto a un primo delicatissimo intervento chirurgico per tamponare l’emorragia causata dalle ferite alla gamba (fortunatamente non è stata recisa la vena aorta). Ma nelle prossime ore potrebbe essere sottoposto ad un altro intervento al polmone. E mentre quel ragazzo lotta per sopravvivere, negli uffici del commissariato di Pompei il sedicenne – difeso dall’avvocato Pasquale Striano del foro di Torre Annunziata – racconta la sua verità. E lo fa confessando di aver colpito la vittima con diverse coltellate. «Ma non è stato un raid premeditato», ripete ai poliziotti scuotendo la testa. Il sedicenne della periferia di Castellammare di Stabia ha anche raccontato alle forze dell’ordine di aver gettato l’arma da un ponte, direttamente nel fiume Sarno. Elementi più che sufficienti per far scattare il decreto di fermo emesso dal sostituto procuratore del tribunale per i Minori di Napoli, Ugo Miraglia. Il sedicenne è accusato di tentato omicidio e da ieri pomeriggio si trova all’interno del carcere minorile di Napoli. Nei prossimi giorni verrà fissata l’udienza di convalida del fermo e l’indagato potrà raccontare ai giudici, istante per istante, ciò che è davvero accaduto quella maledetta notte all’interno del locale di Pompei. Una notte di sangue e paura. Una notte di follia. L’ennesima, in un territorio martoriato dal virus della violenza.

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