Torre del Greco: Eleonora morì in corsia, ginecologa condannata

Salvatore Piro,  

Torre del Greco: Eleonora morì in corsia, ginecologa condannata

Morte Crispo, ci fu colpa medica. Il giudice: «Omicidio colposo, un anno e mezzo alla ginecologa». E’ la sentenza di condanna che, dopo sette anni dall’inizio di una lunga inchiesta, ha soddisfatto almeno in primo grado la sete di giustizia dei due figli della vittima: Eleonora Crispo, una vita spesa come operaia in servizio, a Villa Balke, prima della tragedia. Il 28 luglio 2014 mamma Eleonora muore infatti a 56 anni per una peritonite sopraggiunta poco dopo un intervento per la rimozione di una cisti ovarica eseguita tre mesi prima, il 21 aprile, presso l’ospedale Sant’Anna di Boscotrecase. Da allora i suoi due figli, Salvatore, oggi vice brigadiere a Piacenza, e la sorella Marianna, casalinga e mamma di due bambine, non hanno smesso di chiedere giustizia sul presunto caso di malasanità. Una battaglia straziante, che dopo la chiusura di un’inchiesta coordinata dal pm della Procura della repubblica torrese, Antonella Lauri, nel 2018 portò all’apertura di un processo per omicidio colposo a carico di due sanitari: Filomena Romeo, ginecologa, e P.M., chirurgo, all’epoca in servizio presso il pronto soccorso dell’Ospedale di Boscotrecase, deceduto la scorsa estate. Per questo motivo, la sentenza sulla morte di Eleonora Crispo ha infine condannato solo la ginecologa alla pena di un anno e mezzo più un risarcimento da liquidare in sede civile a favore dei due figli Salvatore e Marianna, assistiti dall’avvocato Gennaro Ausiello ed entrambi costituiti come parti civili. Il giudice Adele Marano del Tribunale di Torre Annunziata – oltre ad avere accolto la richiesta di condanna avanzata dal pubblico ministero – ha però stabilito una provvisionale record in favore dei figli di mamma Eleonora: 40mila euro totali. Secondo l’accusa, il calvario della donna partì dalla delicata operazione del 22 aprile e durò fino al tragico epilogo, tre mesi dopo, all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove Eleonora Crispo sarebbe già arrivata in preda a lancinanti dolori dovuti secondo l’esito delle indagini a una perforazione intestinale insorta tre mesi dopo quella operazione. La ginecologa, Filomena Romeop, è stata condannata perché – secondo la ricostruzione dell’accusa – durante le varie visite di controllo a cui Eleonora Crispo si sottopose a partire dal 4 maggio, giorno in cui vennero rimossi i punti di sutura, non individuò le ragioni delle sofferenze patite dalla paziente. Il processo “lumaca” ha subito tempi lunghi anche perché gli esiti delle perizie sul corpo della donna – ordinate dalla Procura già nel Luglio 2014 – furono depositate e conosciute dalla difesa solamente nel 2016. Ovvero un anno e mezzo dopo. In una prima perizia, i consulenti medico legali incaricati dal pm consegnarono una relazione in cui dicevano di non essere in grado di individuare chi avesse avuto maggiori responsabilità nelle (mancate) cure post-operatorie. Da qui le prime lungaggini investigative e il rischio prescrizione corso per l’intero giudizio. L’avvocato Gennaro Ausiello ha commentato: «Siamo soddisfatti perché la sentenza ha ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni dei figli della vittima. Ora spero che intervenga l’ospedale, assente finora».

ELEONORA CRISPO Denunciò il suo calvario sanitario direttamente dal letto dell’ospedale Cardarelli di Napoli.

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