Torre Annunziata ostaggio dei clan, la denuncia: «Noi senza casa perché sfrattati dai pusher»

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata ostaggio dei clan, la denuncia: «Noi senza casa perché sfrattati dai pusher»

Sfrattati dagli spacciatori perché accusati di essere delle spie. Succede anche questo nella città dell’omertà e della violenza. L’ennesima assurda storia che arriva da Torre Annunziata. A raccontarla è una donna. Si chiama Anna Cisale ed è una delle “inquiline” dei box di via Tagliamonte: gli alloggi di fortuna nei quali da anni vivono le famiglie sfrattate da palazzo Fienga, l’ex fortino dei Gionta sgomberato e murato nel gennaio del 2015. «Ci hanno distrutto la casa, ci minacciano di morte e nonostante abbiamo chiamato le forze dell’ordine nessuno è intervenuto. Siamo soli e non possiamo ritornare a casa», ripete in lacrime quella donna che ha contattato la nostra redazione ieri mattina per chiedere aiuto. Una storia che s’intreccia a un fatto di cronaca di questi giorni: l’arresto di Alfonso Scoppetta e Giovanna Cirillo, marito e moglie accusati di spaccio. Qualche giorno fa i carabinieri nel loro box, a due passi dalla “casa” della signora Cisale, hanno trovato 16 grammi di marijuana. Abbastanza per far scattare l’arresto per entrambi. I due si trovano in carcere in attesa dell’udienza di convalida del fermo. Un blitz arrivato pochi giorni dopo una lite tra vicini, come racconta Anna Cisale. «Domenica sera mio figlio è stato pestato dopo una lite con i coniugi arrestati – racconta la donna – e nella reazione ha minacciato di chiamare i carabinieri. E’ stato uno sfogo per cercare di difendersi. Dopo due giorni i carabinieri sono effettivamente piombati in quell’abitazione e li hanno arrestati. Da quel preciso momento, per noi, è iniziato un incubo terrificante». La famiglia della signora Cisale viene accusata di aver denunciato la presenza della piazza di spaccio e per questo scatta la vendetta dei parenti dei pusher finiti dietro le sbarre. «I loro familiari ci hanno accusati di aver allertato le forze dell’ordine, di aver fatto la spia. Ma non è assolutamente vero. Abbiamo provato anche a spiegarlo ai familiari dei due arrestati che però di tutta risposta ci hanno distrutto la casa. Ci impediscono di fare ingresso nell’abitazione anche solo per prendere i nostri abiti e le nostre cose. Abbiamo un bimbo piccolo di pochi mesi e ieri quando mio figlio si è recato lì per prendere almeno la culla lo hanno aggredito nuovamente. Viviamo un inferno». Una vicenda segnalata alle forze dell’ordine, dice la signora Cisale, senza però ottenere aiuto. «Nessuno è intervenuto. Abbiamo chiamato le forze dell’ordine e ci hanno detto che non è di loro competenza. A noi chi deve aiutarci adesso? Siamo anche stati minacciati di morte, abbiamo paura. Vogliamo soltanto tornare a casa nostra e non vogliamo avere nulla a che fare con queste persone».

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