Covid. In un mese 1.377 casi tra gli operatori sanitari. Al via la produzione di Pfizer in Italia

Redazione,  

Covid. In un mese 1.377 casi tra gli operatori sanitari. Al via la produzione di Pfizer in Italia

Negli ultimi 30 giorni sono stati 1.377 i contagi da Sars-Cov-2 tra gli operatori sanitari, che portano il totale delle infezioni in questa categoria, da inizio pandemia a oggi, a 144.400. A fare il punto sono i dati della Sorveglianza integrata Covid-19 in Italia, elaborati dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e aggiornati al 17 ottobre. Proprio i professionisti della sanità, come medici, infermieri, tecnici sanitari, fisioterapisti e ostetriche, rientrano tra coloro che riceveranno, ma senza obbligo, la terza dose di vaccino. Mentre sempre più esperti concordano sul fatto che, per rinforzare la copertura vaccinale, servirà probabilmente, anche nella popolazione generale, un richiamo o booster da effettuare ogni anno, come avviene già per il vaccino anti influenzale. Dopo il boom di contagi e decessi nei primi mesi della pandemia, gli operatori sanitari, in prima linea nella lotta al coronavirus, sono stati la prima categoria, insieme agli over 80enni, a ricevere la prima dose di vaccino a gennaio 2021.

Questo ha portato a un progressivo calo di casi in questa categoria di persone, arrivati a toccare i 265 contagi a luglio, balzati, però, nuovamente a 1.800 ad agosto. “Dopo essere aumentati in un mese del 600% tra luglio e agosto – spiega all’Ansa Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) – i contagi nell’arco di 30 giorni tra gli operatori sanitari sembrano ora in calo, e negli ultimo mese sono stati meno di 1.400. Questo è merito dell’aumento delle vaccinazioni, dell’estensione del green pass, della sospensione di quelli non vaccinati. Ma una quota consistente di questi lavoratori particolarmente esposti al rischio, nonostante abbiano completato la vaccinazione con le 2 dosi, continuano ad essere infettati dal Sars-Cov-2, anche se non in forma grave”. In Italia non è previsto l’obbligo di terza dose per chi lavora in strutture sanitarie, ma la circolare del ministero della Salute ne prevede la somministrazione, a partire dagli over 60 e da quelli con condizioni di salute a rischio. E in alcune regioni, come la Lombardia, si è già partiti. “Riteniamo – prosegue Mangiacavalli – che prima o poi, la terza dose dovranno farla tutti gli operatori sanitari, nell’interesse del singolo e della collettività, in particolare dei pazienti più fragili di cui loro si prendono cura”. Una scelta in linea con le evidenze scientifiche. “Dopo sei mesi c’è un calo percentuale della copertura offerta dal vaccino anti-Covid, che comunque continua a garantire una certa protezione”, spiega il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ircss Galeazzi. “Accontentiamoci per la popolazione generale di questa capacità residua, valutiamo come va l’inverno, e aspettiamo per rivaccinare tutti” ma “penso che poi la vaccinazione verrà riproposta di anno in anno, come quella influenzale per le categorie a rischio”. Intanto, l’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha autorizzato lo stabilimento Patheon di Monza e quello Catalent di Anagni per la produzione di Comirnaty, il vaccino anti Covid sviluppato da BioNTech e Pfizer.

I siti possono diventare operativi immediatamente e produrranno il prodotto finito, fino a 85 milioni di dosi aggiuntive per rifornire l’Ue nel 2021. Mentre il Sudafrica, dove poco più di un quarto della popolazione è stato vaccinato contro il coronavirus, ha rifiutato il vaccino russo Sputnik V perché può aumentare il rischio negli uomini di contrarre l’Hiv. Lo ha annunciato l’agenzia del farmaco. Il centro russo Gamaleya, che ha sviluppato il vaccino, ha fatto sapere che fornirà le prove che le preoccupazioni del Sudafrica sono “completamente infondate”. I risultati riguardanti le popolazioni a rischio di Hiv” si basano su studi su piccola scala”, sostiene

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