Faida di camorra a Castellammare, il boss dei Cesarano incastrato dal pentito

Ciro Formisano,  

Faida di camorra a Castellammare, il boss dei Cesarano incastrato dal pentito

Il clan Cesarano voleva la morte di Salvatore Polito, il ras di Moscarella ammazzato da un commando armato nel settembre del 2012 a Castellammare di Stabia. E ad armare la mano dei killer sarebbe stato il boss Nicola Esposito, alias ‘o mostro, padrino di Ponte Persica attualmente detenuto al regime del 41-bis. E’ quanto emerge dai racconti inediti di Giovanni Brano, l’ex rapinatore vicino alla camorra diventato collaboratore di giustizia. Sentito nel corso del processo per l’omicidio di Raffaele Carolei, ex soldato degli Omobono-Scarpa vittima di lupara bianca nel 2012, il collaboratore ha raccontato retroscena inediti legati all’omicidio Polito. In particolare Brano ha parlato di un incontro in un circolo ricreativo con Giovanni Savarese e Gaetano Vitale (entrambi imputati per l’omicidio Carolei). Vitale, Brano e Savarese, avrebbero incontrato «due persone di Ponte Persica» in un portone che si trova nei pressi della sala giochi. «Chiesero la morte di Salvatore Polito a nome di Nicola Esposito, detto ‘o mostro, di Ponte Persica», le parole pronunciate nelle aule di tribunale da Brano nel corso del processo rispondendo alle domande del pubblico ministero dell’Antimafia, Giuseppe Cimmarotta. Una rivelazione destinata a finire al centro dell’inchiesta, tutt’ora in corso, su quel massacro. Un delitto sul quale incombe anche l’ombra di altri due clan attivi sul territorio di Castellammare: i D’Alessandro e gli Imparato, questi ultimi ritenuti la “costola” di Scanzano nel settore del traffico di stupefacenti. E proprio la guerra per lo spaccio sarebbe – secondo i pentiti – uno dei possibili moventi di quel delitto. Polito sarebbe stato ucciso perché avrebbe provato – dopo la fine della guerra tra i D’Alessandro e gli Omobono-Scarpa – ad ampliare i business del suo gruppo a Moscarella. Una decisione che avrebbe – sospettano gli inquirenti – ridotto il giro d’affari del Savorito, determinando la decisione degli Imparato di ammazzare il rivale. Una decisione evidentemente condivisa, forse per altre ragioni, anche dai Cesarano. Un delitto importante nella geografia criminale stabiese degli ultimi anni. Perché in quel quartiere – come accertato da una recente inchiesta coordinata dall’Antimafia – è venuta fuori l’esistenza di un nuovo clan guidato, tra gli altri, dal figlio dell’uomo assassinato nel 2012. Un “Terzo Sistema” nato proprio con l’obiettivo di riuscire a mettere al tappeto le storiche cosche che da decenni si dividono il monopolio degli affari illeciti in città: i D’Alessandro e i Cesarano. Un intricato mosaico investigativo che la Dda di Napoli sta ricostruendo anche grazie ai racconti dei collaboratori di giustizia. A cominciare da Pasquale Rapicano, l’ultimo killer pentito della camorra stabiese che con i suoi racconti ha fatto già luce su due delitti irrisolti (l’omicidio Carolei e il massacro di Pietro Scelzo).

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