Vico Equense, il fattore Gennaro Cinque: è decisivo da 15 anni. «Ma non sono un burattinaio»

Salvatore Dare,  

Vico Equense, il fattore Gennaro Cinque: è decisivo da 15 anni. «Ma non sono un burattinaio»

Vico Equense. E’ stato ancora una volta decisivo, il fattore determinante che ha condotto – assieme ai compagni di viaggio – la propria coalizione alla vittoria. Stavolta però non era lui il “comandante”, ha agito da supporto, sostenitore, alleato, regista o, come ha detto lui anche in qualche incontro nelle borgate, da «amico» di Giuseppe Aiello, quel consigliere comunale che ha mosso i primi passi proprio sotto la sua amministrazione e che ora indossa la fascia tricolore di Vico Equense. Nelle uscite pubbliche non ha chiesto voti per sé, ma ha invitato i cittadini a sostenere i candidati del posto, delle frazioni. Eppure, passano gli anni ma Gennaro Cinque resta sempre sul palcoscenico: il consigliere regionale dell’Udc è stato tra i tanti che in città hanno spinto per la candidatura a sindaco di Aiello, da lunedì primo cittadino di Vico Equense. Una svolta un po’ a sorpresa in città con il sindaco uscente Andrea Buonocore alla fine convinto dalla coalizione a fare un passo di lato pur di attuare una strategia differente. Ovvero: si cambia candidato, non più Buonocore che avrebbe potuto aspirare ad un secondo mandato, bensì una novità, Aiello, in grado di tenere unita la maggioranza e catturare le simpatie di parte dell’opposizione. Una staffetta che ricalca il ribaltone del 2016 quando l’ex assessore Franco Lombardi, già indicato candidato sindaco, fu preferito allo stesso Buonocore, il cui mandato è terminato senza rimorsi per affidare la fascia tricolore ad Aiello con un abbraccio in piazza a fotografare l’unione. Un’operazione benedetta pure da Cinque, da un anno consigliere regionale e che nell’ultima consiliatura è stato assessore ai lavori pubblici della giunta Buonocore e componente della cabina di regia del Comune con un incarico gratuito. Ma se gli si chiede se si sente un puparo o un burattinaio la risposta è secca e rapida: «No, non lo sono. Lavoro solo per la città». Si sa, Cinque – specie a Vico Equense – è un personaggio che viene politicamente amato e odiato,. E lo sa benissimo anche lui, tanto che sui social qualche settimana fa ammise tra le righe ciò che molti osservatori gli imputano. Cioè che la città è un cantiere aperto, non a misura di cittadino e visitatori. «Sono perfettamente consapevole che spesso i lavori hanno reso impossibile la vita a pendolari, mamme, impiegati e turisti, ma la Vico Equense di oggi è una città che ha colmato un gap infrastrutturale che dieci anni fa sembrava un traguardo irraggiungibile» gonfia il petto Cinque su Fb. Sindaco di centrodestra dal 2006 per due mandati, poi assessore e consigliere regionale, ora è anche consigliere comunale, un déjà vu che richiama quel 1994 quando fu tra i “pionieri” di Forza Italia a Vico Equense. Stavolta l’incidenza del suo ritorno è diverso. Perché sosterrà la giunta Aiello, quella guidata da un suo fedelissimo. Cinque rivolge un pensiero al suo sindaco: «Sei, sono e siamo stati bersaglio di ogni indicibile aggettivo (s)qualificativo, ma non ci siamo fermati, non ci siamo abbassati e siamo andati avanti come abbiamo fatto in tutti questi anni: a viso aperto, a testa alta e mai da soli». «Ora questa città è nelle mani di chi le ha già dedicato il suo lavoro,  il suo sacrificio e il suo amore. Hai semplicemente cambiato scranno. La mia Vico, che non sarei capace di affidare a nessuno, è nelle mani migliori».

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