Sei anni di carcere per aver intascato due tangenti. Si chiude con questo verdetto il primo atto processuale legato alla Tangentopoli di Torre Annunziata. A 10 mesi dall’arresto di Nunzio Ariano arriva, infatti, la condanna di primo grado per l’ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale. A firmarla è stato il giudice per le udienze preliminari, Enrico Contieri, che ha accolto in pieno la richiesta di condanna del sostituto procuratore Giuliana Moccia, il pm che assieme al Procuratore Nunzio Fragliasso e al lavoro della guardia di finanza ha imbastito le trame dell’inchiesta. Un’indagine capace di gettare ombre inquietanti sul Comune, al punto da spingere il Prefetto a inviare la commissione d’accesso in municipio. Ariano, in questo processo, risponde di due episodi di induzione indebita. Due tangenti che avrebbe ottenuto da Vincenzo Supino, uno degli imprenditori edili finiti al centro del sistema di corruzione svelato dai magistrati. Il vaso di Pandora si scoperchia il 28 dicembre scorso quando la guardia di finanza ferma, nella zona della villa comunale, Nunzio Ariano. L’ex dirigente ha in tasca 10.000 euro suddivisi in banconote da 50. Sono i soldi che pochi istanti prima gli sono stati consegnati nei pressi delle Sette Scogliere dall’imprenditore in cambio dell’affidamento di un appalto da 200.000 euro per lavori urgenti all’interno di alcune scuole comunali. A incastrare Ariano sono le 18 foto scattate dai finanzieri nelle quali si mostra il passaggio della mazzetta. Di fronte all’evidenza l’ex dirigente finito in carcere confessa, affermando però che si è trattato di una “debolezza”. Ma per gli inquirenti quella mazzetta rappresenta solo un tassello di un sistema molto più diffuso. Nel giro di pochi mesi Ariano viene indagato per un’altra tangente da 2.000 euro incassata in cambio della firma su alcuni mandati di pagamento per lavori al rione Penniniello. Soldi che gli avrebbe consegnato sempre Supino. Stavolta l’ex dirigente comunale (che nel frattempo si è dimesso) si difende. Per la Procura però le prove sono schiaccianti e i due episodi finiscono al centro dello stesso processo. Ieri la sentenza di condanna a 6 anni con rito abbreviato. L’ex dirigente è stato anche condannato a risarcire, in separata sede, il Comune di Torre Annunziata che si è costituito parte civile in questo procedimento. Un verdetto che blinda il teorema degli inquirenti, come sottolinea il Procuratore Nunzio Fragliasso. «Questa sentenza, conforme con la richiesta del pubblico ministero, conferma l’efficacia dell’attività investigativa condotta dalla Procura di Torre Annunziata – le dichiarazioni del Procuratore poche ore dopo la lettura del dispositivo – Le indagini delegate alla guardia di finanza proseguono». Ariano, infatti, è tuttora indagato anche per aver intascato un’altra tangente. Altri 2.000 euro che avrebbe riscosso in cambio di un appalto per la manutenzione dell’asilo nido di via Parini. Da quella indagine, sfociata in una nuova ordinanza di custodia cautelare eseguita nei giorni scorsi, è emerso anche il sospetto che l’ex dirigente avrebbe intascato, per altri lavori, una quarta mazzetta sempre da 2.000 euro. Nell’indagine per la tangente del 28 dicembre scorso è tuttora indagato a piede libero anche l’ex vicesindaco, Luigi Ammendola.

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