Strage a Torre Annunziata, il giudice: «La perizia incastra i colpevoli del crollo»

Ciro Formisano,  

Strage a Torre Annunziata, il giudice: «La perizia incastra i colpevoli del crollo»

Il crollo «è certamente da ascrivere ai lavori edili in corso presso l’appartamento al secondo piano». E’ quanto scrive il giudice Francesco Todisco nelle motivazioni della sentenza per la strage di Rampa Nunziante (la tragedia del palazzo crollato all’alba del 7 luglio 2017 costata la vita a 8 persone). Il 19 ottobre scorso il tribunale ha depositato le motivazioni del verdetto emesso il 21 luglio. Sentenza che ha portato a 10 condanne tra cui 4 per l’accusa più grave di crollo colposo. Nelle 180 pagine del documento il giudice ripercorre le tappe salienti del processo sottolineando, in particolare, la validità della tesi emersa dalla perizia eseguita, su richiesta della Procura, dai consulenti Nicola Augenti e Andrea Prota. Perizia ritenuta «condivisibile» e fondata «su dati oggettivi» che esclude qualsiasi altro tipo di ipotesi. Per Prota e Augenti il crollo sarebbe stato determinato dallo «schiacciamento dei maschi murari lato ferrovia» e in particolare di una parete sovraccarica a causa dei famosi lavori al secondo piano dell’edificio. La consulenza rappresenta la prova chiave a carico degli imputati condannati per il crollo. In sostanza la demolizione di alcuni tramezzi nel corso dei lavori al secondo piano avrebbe determinato la «sollecitazione» massima del maschio murario e dunque il cedimento. Nelle motivazioni vengono sottolineate le dichiarazioni rese in aula da Gerardo Velotto, proprietario di fatto dell’immobile al secondo piano. Velotto ha ammesso che nel corso dei lavori venne demolito un tramezzo. Dichiarazioni che – scrive il giudice – «costituiscono nei suoi confronti piena ed indiscutibile prova della penale responsabilità per il crollo». Velotto è stato condannato, in primo grado, a 12 anni di carcere. Colpevole del crollo è stato riconosciuto anche il muratore «tuttofare», Pasquale Cosenza, condannato a 9 anni. Per il giudice Cosenza agiva sotto la direzione di Velotto e di Bonzani (quest’ultimo ritenuto il direttore occulto dei lavori al secondo piano e condannato per questo a 12 anni). Cosenza, si legge nella sentenza, operava in prima persona nel cantiere e «avrebbe dovuto comprendere la portata degli interventi che stava svolgendo e lo stato di sofferenza delle murature». Quanto al ruolo di Bonzani è accusato di essere il tecnico che assieme a Velotto avrebbe ordinato a Cosenza di abbattere i tramezzi. A carico di Bonzani – come viene fuori dagli atti – ci sarebbero le dichiarazioni dello stesso Velotto oltre a quelle di altri testimoni. Mentre Aniello Manzo (tecnico condannato a 11 anni) è accusato di aver «condiviso» con Bonzani la direzione dei lavori ed anche di aver «sottovalutato gli evidenti segni premonitori» del possibile crollo nei giorni precedenti. Ricostruzioni finite, in questi giorni, nelle mani di avvocati e Procura che ora valuteranno la possibilità del ricorso in Appello. Quelle 180 pagine depositate nei gironi scorsi rappresentano comunque il primo pezzo di storia processuale legato ad una tragedia che ha segnato la storia recente di Torre Annunziata.

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