Stadio, il giallo dei lavori a Torre del Greco: a processo tecnici e politici

Alberto Dortucci,  

Stadio, il giallo dei lavori a Torre del Greco: a processo tecnici e politici

Torre del Greco. Una vera e propria udienza-fiume per rappresentare tutti i potenziali rischi degli «interventi di restyling» realizzati all’interno del settore tribuna dello stadio «Amerigo Liguori» e i conseguenti pericoli per l’incolumità dei tifosi della Turris. Entra nel vivo il processo a carico di tecnici, politici e imprenditori finiti sotto i riflettori della procura per i lavori fuorilegge all’impianto sportivo di viale Ungheria. A metà settimana davanti al giudice Maria Ausilia Sabatino del tribunale di Torre Annunziata sono comparsi i consulenti incaricati dal pubblico ministero Antonio Barba di fare piena luce sulla vicenda: durante il lungo confronto in aula i tecnici hanno illustrato le varie criticità relative ai lavori capaci di minare – secondo l’accusa formulata dal titolare delle indagini – la stabilità dell’intera struttura. Durante la prossima udienza, fissata per metà gennaio del 2022, i quattro imputati potranno provare – in sede di interrogatorio – a smontare la tesi costruita dal pubblico ministero sulla scorta delle indagini portate avanti dagli agenti del locale commissariato di polizia, poi il primo verdetto giudiziario sul giallo dei lavori allo stadio «Amerigo Liguori».

Il sequestro nel 2019      

Lo scandalo relativo all’impianto sportivo di viale Ungheria scoppiò a maggio del 2019, quando gli uomini in divisa all’epoca guidati dal primo dirigente Davide Della Cioppa sequestrarono la parte del settore tribuna interessata dagli «interventi di restyling» e notificarono quattro avvisi di garanzia. A finire nel mirino della procura toccò (nuovamente) all’ex dirigente dell’ufficio urbanistica Vincenzo Sannino – all’epoca assessore ai lavori pubblici della giunta guidata dal sindaco Giovanni Palomba – all’ex dirigente del settore edilizia sportiva Vincenzo Visconti nonché al direttore dei lavori Cuono Fatigati e all’imprenditore Gabriele La Mura, titolare della ditta «La Edile» di Scafati incaricata dei lavori.

L’origine dell’inchiesta

Le indagini erano state aperte a ottobre del 2018, quando la questura di Napoli invitò il locale commissariato di polizia a effettuare – in vista delle Universiadi 2019 – tutti i controlli del caso sullo stadio comunale «Amerigo Liguori». Bastò una prima verifica al comando provinciale dei vigili del fuoco per accertare come «l’impianto sportivo di viale Ungheria non risulta autorizzato ai fini dell’incendio». Fu l’inizio di una lunga serie di anomalie e difformità portate a galla dagli investigatori.

Il restyling fuorilegge

Al centro dell’inchiesta ci sono i lavori con cui la ditta «La Edile» mise in piedi due ballatoi in ferro ancorati al settore tribuna e in grado di minare la stabilità dell’intera struttura. Una convinzione maturata sulla scorta di alcune note del settore edilizia sportiva e dell’ufficio urbanistica in cui si sottolineava come «l’ampliamento della tribuna veniva effettuato in assenza della necessaria autorizzazione sismica e i ballatoi venivano utilizzati in assenza del necessario certificato di collaudo». Circostanza costate prima l’avviso di garanzia e ora il processo a tecnici e imprenditori.

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