Disastro giudice di pace a Torre Annunziata: ritardo di 4 mesi per le sentenze, avvocati in rivolta

Alberto Dortucci,  

Disastro giudice di pace a Torre Annunziata: ritardo di 4 mesi per le sentenze, avvocati in rivolta
La sede centrale del tribunale di Torre Annunziata

Torre Annunziata. Personale ridotto ai minimi termini, archivio inaccessibile a causa dei mancati interventi di derattizzazione e ritardo di quattro mesi nella pubblicazione delle sentenze. Lasciate alle spalle la pausa estiva e la sospensione feriale dei processi torna a esplodere all’ombra del Vesuvio la questione del disastro dell’ufficio del giudice di pace di Torre Annunziata.

Decine le lamentele e le proteste avanzate dagli avvocati del locale foro e non solo per i disagi provocati dal cronico «andamento lento» del disbrigo delle ordinarie procedure giudiziarie. Stavolta, l’emergenza sanitaria legata al Covid-19 non c’entra: alla base del ritardo accumulato all’ufficio pubblicazioni sentenze ci sarebbero le carenze d’organico già evidenziate in diverse occasioni dai legali del territorio, con un solo impiegato chiamato a gestire l’intera mole di lavoro.

Disastro giudice di pace a Torre Annunziata: ritardo di 4 mesi per le sentenze, avvocati in rivolta

Una circostanza capace di convincere Luisa Liguoro e Francesco Savastano – rispettivamente presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati e coordinatore commissione Gdp – a scrivere al presidente Ernesto Aghina del tribunale di Torre Annunziata per provare a individuare una soluzione in grado di fronteggiare il problema: «A oggi sono in pubblicazione le sentenze del mese di giugno 2021, quindi si registra un arretrato di circa quattro mesi», la premessa dei due avvocati.

Ovvero, il carico da smaltire si aggirerebbe intorno ai tremila provvedimenti giudiziari. «Sarebbe auspicabile – la proposta finita sul tavolo del presidente del tribunale di Torre Annunziata – destinare, seppure temporaneamente, presso il locale ufficio del Giudice di Pace un’ulteriore unità lavorativa del tribunale, in modo consentire in tempi brevi lo smaltimento degli arretrati».

Capitolo a parte, poi, per le condizioni dei locali destinati a ospitare l’archivio. In teoria, perchè in pratica la mancata derattizzazione e le generali condizioni igienico sanitarie rendono gli stessi inaccessibili. «Molti colleghi hanno necessità di ritirare produzioni e hanno termini ristrettissimi per farlo e tempestano il COA di proteste verbali e scritte – concludono Luisa Liguoro e Francesco Savastano -. Sollecitiamo pertanto nuovamente la sua attenzione su questa problematica che, al pari di quella della pubblicazione delle sentenze, richiede una urgente soluzione».

@riproduzione riservata

CRONACA