Fida: «Turris-Stabia, che battaglie negli anni novanta»

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Fida: «Turris-Stabia, che battaglie negli anni novanta»

“Chi gioca nella Turris deve capire porta con sé tutta la città insieme alle pressioni che la contraddistinguono. Se non sei in grado di reggere è meglio che ti godi una tranquilla carriera nei Dilettanti, magari al Nord”. Marco Fida è come se la maglia rosso corallo la indossasse ancora, per lui ancora oggi è una seconda pelle a tutti gli effetti: “A 44 anni ho dovuto lasciare il calcio giocato per colpa di un infarto, ma l’amore verso questo sport e Torre nessuno potrà mai portarmelo via. Posso considerarmi torrese a tutti gli effetti pur essendo di Jesi”.

Che idea ti sei fatto sulla squadra di Caneo?
“Mi diverto perché fanno un calcio spettacolare. Tuttavia l’alternanza di prestazioni mi lascia un po’ perplesso, gli manca secondo me un po’ di solidità difensiva. Il credo di gioco che fanno merita tanti complimenti per la bellezza ma ho la sensazione che sappiano fare solo quello. Dovrebbero imparare a portare a casa anche le cosiddette gare sporche dove non giochi bene ma raggiungi l’obiettivo. Insisto nel battere il tasto sulla solidità difensiva perché senza quella fai dei risultati pazzi. La Turris se incontra squadra blasonate che giocano a viso aperto ha pochi eguali, invece se incontra l’Andria di turno batte la testa contro il muro. A fare la differenza è la mentalità. Resto comunque dell’idea che possono centrare i playoff”.

Sabato c’è il derby con la Juve Stabia, c’è un aneddoto che ti viene in mente?
“Contro di loro ed il Savoia sono partite che esulano dalla stagione. Ricordo un match al Liguori dove i loro tifosi furono bloccati all’altezza della Vesuviana e noi stavamo per battere il calcio d’inizio della gara. Ad un certo punto dall’esterno ci arrivarono in campo dei petardi. Sportivamente erano delle guerre vere e proprie. Vivevo la settimana in maniera nervosa per la tensione. Ci facevamo il segno della croce prima di scendere in campo perché sapevamo che se si perdeva poteva accaderci di tutto”.

Oggi le cose però sono cambiate tra restrizioni per le tifoserie ospiti e quanto altro.
“Non so francamente se oggi i calciatori della Turris sappiano realmente cosa vuol dire la gara di sabato perché vedo troppa poca passione nell’ambiente torrese rispetto ai miei tempi. Lo dico in maniera dispiaciuta perché mi sarei aspettato più partecipazione da parte del pubblico. Mi dicono che contro il Palermo erano quasi mille ma ai miei tempi facevamo lo stesso numero di spettatori quando eravamo una squadra terzultima e molto scarsa. Oggi, parlo da tifoso, la Turris è forte e ha una società solida, non capisco perché il Liguori non sia sempre sold out. È una ferita dolorosa constatare purtroppo questo. Sul divieto dei tifosi ospiti penso che ormai stiano togliendo spettacolarità al calcio”.

Che partita ti aspetti sabato?
“Sicuramente brutta come del resto tutti i derby. Tanto è vero che storicamente sono usciti sempre risultati risicati nei diversi precedenti. Il 4-1 dello scorso anno ha infastidito me come penso tutto il popolo corallino. Chi ha la fortuna di giocare per la Turris deve sapere che vive in una città che vive di calcio. La nostra tifoseria non ha nulla da invidiare a certe piazze di B e vorrei si ritornasse a quei tempi dove gli avversari avevano timore soltanto ad entrare in campo”.

C’è un calciatore in cui ti rivedi?
“Giannone perché per certi versi ha un modo di calciare come lo avevo io. Chiaramente siamo due ruoli diversi perché ero più un dieci classico mentre Luca lo vedo un po’ diverso da questo punto di vista”.

Cosa rappresenta per te questa maglia?
“Per capire il valore devi indossarla, se non ci giochi non potrai mai capire cosa è la Turris e Torre del Greco. Non so chi sia il capitano, ma chi indossa la fascia lì deve trasmettere il messaggio che in campo lì nessuno deve permettersi di passeggiare. Si deve giocare con la bava alla bocca per 95’ sempre, specialmente in un derby così sentito e dopo la batosta dello scorso anno al Romeo Menti”.
Bruno Galvan

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