Torre Annunziata, il sindaco al capolinea: Ascione è senza alleati ma non si dimette

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata, il sindaco al capolinea: Ascione è senza alleati ma non si dimette

Doveva essere il consiglio comunale delle assunzioni e dell’acquisizione dei beni confiscati. Il primo dopo l’arrivo in Comune della commissione d’accesso. Invece è stata l’ennesima figuraccia di Ascione. Al sindaco sono bastati appena 3 minuti per capire che la sua avventura politica è arrivata davvero al capolinea. Centottanta secondi, quelli serviti per rinviare la seduta a causa dell’assenza del numero legale. Appena 11 i presenti in aula, contro i 14 consiglieri che non hanno partecipato. Il sindaco esce a capo chino dal municipio, solo e senza più una maggioranza. I segnali della disfatta c’erano tutti, ma Ascione – come sempre – li ha ignorati. E lo ha fatto anche ieri, in un rantolo rabbioso affidato a un comunicato stampa nel quale getta accuse contro chi in quell’aula ha deciso di non entrarci. Parla di «gravissimo atto di irresponsabilità politica», attacca i consiglieri assenti, li accusa di aver bloccato «le assunzioni dei nuovi giovani dipendenti» che sarebbero entrati in Comune con l’approvazione del bilancio consuntivo. Si arrampica sugli specchi pur di non ammettere di essere arrivato alla fine della sua corsa. Ma di dimissioni non se ne parla, nemmeno davanti all’evidenza dei numeri. Nemmeno di fronte ad una presa di posizione forte proprio nei giorni in cui in Comune è piombata la commissione d’accesso. D’altronde l’idea di lasciare la sua poltrona non aveva sfiorato Ascione nemmeno dopo l’arresto dell’ex dirigente dell’ufficio tecnico o del suo ex vicesindaco (entrambi coinvolti nello scandalo della Tangentopoli). Il sindaco se la prende col Pd, il suo ex partito che dopo averlo portato alla guida della città lo ha scaricato. «I consiglieri del Pd hanno preferito “ciondolare” nei corridoi attigui all’aula consiliare senza mostrare un benché minimo sussulto di dignità», ripete il sindaco. Ma fuori dall’aula c’erano alcuni consiglieri che sulla carta dovrebbero far parte della sua maggioranza. Si sono messi di traverso anche Francesco Nella e Michele Avitabile: «convochiamo subito un consiglio comunale monotematico per votare il bilancio ma poi dimettiamoci tutti, non c’è più lo spirito e il clima per governare in serenità», la bordata diretta ad Ascione.  E alla bufera che investe il sindaco si aggiungono anche gli attacchi del suo ex partito. «Da tempo il Pd considera esaurita l’esperienza amministrativa nata nel 2017 – dice il commissario del Pd, Paolo Persico – Si abbia il coraggio, senza strumentalizzazioni, di prendere atto della fallimentare situazione e di giungere alle dimissioni. Si consentirà, in tal modo, agli organismi che la Prefettura deciderà di nominare di collaborare pienamente con la commissione di accesso». Ma da questo orecchio Ascione non vuole proprio sentirci. E così il sindaco senza numeri, senza maggioranza e travolto dagli scandali che investono il Comune resta solo alla guida di una nave alla deriva. Senza rendersi conto che a picco, assieme a lui e alla sua storia politica, rischia di finire un’intera città.

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