Traffico illecito di rifiuti nell’Agro, 105 aziende nel mirino dei pm

Mario Memoli,  

Traffico illecito di rifiuti nell’Agro, 105 aziende nel mirino dei pm

Erano 105 le aziende della Campania che sversavano di tutto nell’azienda paganese Rideco, ad incastrare i titolari sono state le intercettazioni telefoniche da parte dei carabinieri del Noe. Dalle concerie alle conserviere. In una chiamata tra Bernardo De Prisco, uno dei tre titolari, e un tale Libetti, l’imprenditore paganese fa riferimento a dei costi di movimentazione dei rifiuti in assenza «dei relativi  formulari» per timori di sanzioni ammettendo di fare il «nero» per l’argentato. E fa riferimento, lo stesso De Prisco, «di essere il principale soggetto del territorio per la raccolta di quel particolare tipo di rifiuto…». Proprio la Rideco nell’arco di due anni, dal 2017 al 2019 con l’attività illecita- secondo la Procura Antimafia di Salerno-avrebbe avuto un profitto di oltre 420mila euro, a tale  importo va aggiunto il corrispettivo non versato relative alle garanzie finanziarie richiesto per il rilascio  dell’autorizzazione in procedura ordinaria. «Con l’attività illecita ha creato anche dei danni alla concorrenza», scrive la Procura Antimafia di Salerno. Dalle intercettazioni emergono anche che Mike Petti, figlio di Salvatore, è pienamente consapevole ed implicato nelle attività illecite connesse alla attività di gestione rifiuti presso la Rideco di via Corallo a Pagani. I due De Prisco si interrogano sul comportamento da adottare su tre stabilimenti conservieri dai quali provengono maggiori quantità di rifiuti da gestire e smaltire, preannunciando di inviare un altro soggetto, poi designato nella Sea di Mauro Scarlato. Lo Stesso Scarlato è stato appurato che avrebbe messo in piedi una attività di collaborazione con la Rideco al fine «di agevolare quest’ultima ad attribuire illecitamente ai rifiuti trattati un codice diverso e compatibile con le sue autorizzazioni in modo tale da consentire la gestione dei rifiuti alla Rideco che non era legittimata». Marginale la posizione invece dello scafatese Meglio, dipendente della Sea di Scarlato per il quale è stata rigettata dal giudice la misura di interdizione. Ruolo importante nelle attività lo hanno avuto gli autisti dei camion. E le indagini erano state  avviate a seguito di un’attività di sorvolo, nel corso della quale i militari del Nucleo Ecologico avevano documentato un flagrante abbandono di circa 30 tonnellate di rifiuti plastici in un terreno ubicato in località Spineta del Comune di Battipaglia, trasportate da uno degli autisti dipendenti delle 7 società coinvolte. Il blitz è scattato due giorni fa ed ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati di 15 persone.

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