Voto di scambio a Torre del Greco, politici e parenti dei boss in fuga dal processo

Ciro Formisano,  

Voto di scambio a Torre del Greco, politici e parenti dei boss in fuga dal processo

Doveva essere il giorno delle testimonianze chiave. Da un lato Stefano Abilitato, il politico protagonista dell’inchiesta sui voti comprati eletto nel 2018 in consiglio comunale in una lista a sostegno dell’attuale sindaco, Giovanni Palomba. Dall’altro Ciro e Giovanni Massella, i parenti del boss del clan Ascione che avevano acquistato le preferenze degli elettori davanti al seggio di corso Garibaldi per favorire la scalata di Abilitato e del suo sponsor, il commercialista Simone Onofrio Magliacano. Ma alla fine nessuno dei 3 si è presentato al banco dei testimoni per ricostruire la storia di uno scandalo che ha gettato ombre inquietanti sulla politica di Torre del Greco. Abilitato era stato chiamato a testimoniare dal pubblico ministero Bianca Maria Colangelo nell’ambito del filone processuale che vede alla sbarra, tra gli altri, Domenico Pesce – ex presidente della Turris – e Vincenzo Izzo, l’imprenditore titolare della pescheria “Don Do”. I legali di Abilitato, come sottolineato dal giudice Gabriella Ambrosino, hanno presentato un certificato medico per giustificare l’assenza dell’ex politico che per questa vicenda ha patteggiato una condanna diventata poi  definitiva. Si sono invece presentati, in tribunale, altri due soggetti coinvolti nell’inchiesta e anche loro condannati. Si tratta di Pietro Di Cristo e di Salvatore Loffredo. Per entrambi la Procura ha chiesto e ottenuto l’acquisizione delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari all’ex procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli, il magistrato che ha coordinato l’inchiesta capace di svelare le trame del «vile mercimonio» che ha caratterizzato – secondo i giudici – le ultime elezioni nella città di Enrico De Nicola.  Il pubblico ministero ha chiesto conto a Loffredo solo di un episodio: il sequestro di una busta di alimenti scoperta nella sua abitazione dai carabinieri il 28 giugno di 3 anni fa. Il testimone ha ammesso che suo cognato, Giovanni Massella, gli aveva consegnato qualche giorno prima un sacchetto con all’interno due bottiglie di pomodoro e due pacchi di pasta. «Sopra c’era il marchio dell’Unicef», ha detto in aula Loffredo. Il testimone, però, ha anche affermato di non conoscere Mimmo Pesce, ex referente dell’Unicef accusato dagli inquirenti di aver messo a disposizione del gruppo i pacchi spesa dell’associazione come merce di scambio per ottenere i voti degli elettori. Nella prossima udienza il pm ha chiesto di convocare nuovamente Abilitato.

Il secondo processo

Ieri si è anche celebrata, si fa per dire, l’udienza del processo che vede imputato il consigliere comunale Ciro Piccirillo. Il poliziotto prestato alla politica è accusato di aver avvertito i Massella dei controlli in atto da parte delle forze dell’ordine il giorno delle elezioni ed è imputato per favoreggiamento e violazione del segreto d’ufficio. In aula dovevano essere ascoltati proprio i protagonisti dell’inchiesta. Ma Giovanni Massella aveva una visita medica e così anche questo processo è saltato. Massella, tra l’altro, è stato chiamato a testimoniare nuovamente dopo che in una precedente udienza decise di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del pubblico ministero.

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