Gragnano, due ex sindaci dovranno pagare al Comune 80mila euro

Elena Pontoriero,  

Gragnano, due ex sindaci dovranno pagare al Comune 80mila euro

Il processo penale si è chiuso con la prescrizione per i due ex sindaci e l’assoluzione per l’ex dirigente imputato. Ma a dispetto della sentenza emessa dal tribunale di Torre Annunziata mercoledì pomeriggio, i presunti protagonisti dello scandalo “rimborsopoli” nel Comune di Gragnano dovranno comunque pagare quasi 90.000 euro complessivi. Lo ha deciso la Corte dei Conti nel processo “contabile” legato a doppio filo alla vicenda giudiziaria che si è chiusa senza alcun colpevole. I giudici – nei mesi scorsi – hanno inviato al Comune un ultimatum per ripianare il danno erariale causato dalle spese folli di cui si sarebbero resi protagonisti i 3 imputati (gli ex sindaci Michele Serrapica e Annarita Patriarca (all’epoca dei fatti contestati presidente del consiglio comunale) e l’ex dirigente comunale, Eugenio Piscino). A marzo scorso la Corte dei Conti – Procura Regionale Sezione Giurisprudenziale per la Campania – ha trasmesso ai rappresentanti del municipio di via Veneto l’iter per avviare la procedura esecutiva «nell’ambito di giudizio di responsabilità contabile» a carico dei 3 protagonisti dello scandalo. Dopo opportuna indagine, è stato individuato l’ufficio avvocatura del Comune di Gragnano per l’esecuzione del provvedimento trascritto nero su bianco dalla Corte dei Conti. Ora toccherà all’ente predisporre le azioni legali finalizzate al recupero del credito vantato dall’ente nei confronti dei due ex sindaci.  La vicenda in questione fa riferimento al triennio 2005-2008. Quando un’indagine coordinata dai pm di Torre Annunziata porta alla luce il sospetto che gli ex amministratori comunali in carica in quel periodo avessero usato soldi pubblici per scopi personali. Rimborsi sospetti per un ammontare complessivo di oltre 80.000 euro. Sotto le voci “spese di rappresentanza” sarebbero finiti acquisti che poco avevano a che fare con le attività amministrative. Sia Serrapica che Patriarca avevano assegnato un capitolo di bilancio per le spese di rappresentanza istituzionale dell’ente. Ogni costo sostenuto veniva pagato da quel capitolo. Per ottenere i rimborsi bisognava presentare scontrini e fatture che accertassero la veridicità delle spese sostenute e soprattutto le finalità istituzionali. La difesa degli imputati – nel processo penale – ha provato a dimostrare che tutte le spese finite nel mirino dei pm fossero regolarmente giustificate dagli scontrini. Per i giudici del tribunale di Torre Annunziata – stando alla sentenza emessa nei giorni scorsi – i reati contestati ai due ex politici sono troppo vecchi e le accuse vanno prescritte. Mentre Piscino è stato assolto. Nessun colpevole per la giustizia penale, ma 3 responsabili, invece, per quella contabile. E ora i gli imputati rischiano di dover sborsare i soldi spesi: 52.000 euro da Serrapica (responsabile in solido anche Piscino) e 35.000 dalla Patriarca.

CRONACA