Confiscati e mai assegnati, la commissione d’accesso indaga sulle case tolte ai boss di Torre Annunziata

Giovanna Salvati,  

Confiscati e mai assegnati, la commissione d’accesso indaga sulle case tolte ai boss di Torre Annunziata
La visita di alcuni giorni fa di don Luigi Ciotti

I beni confiscati sono una grana che scotta. Una patata bollente finita nel mirino della Procura di Torre Annunziata, e ora anche dei commissari inviati dal Prefetto al palazzo comunale per fare chiarezza sulle troppe ombre che orbitano intorno alla gestione amministrativa e agli stessi legami dei politici con esponenti della criminalità organizzata. Ombre partite con l’arresto dell’ex funzionario dell’ufficio tecnico Nunzio Ariano, amplificate poi con l’arresto dell’ex assessore e vicesindaco fedelissimo del primo cittadino Vincenzo Ascione, Luigi Ammendola. Accuse pesanti come quelle di aver intascato mazzette in cambio di appalti, accuse che hanno aperto gli occhi agli investigatori che hanno così deciso di indagare e scavare in una gestione troppo poco chiara. E così sotto i riflettori ci sono finiti i beni confiscati alla criminalità organizzata e quelle occupazioni abusive di proprietà che dovrebbero essere chiuse, sigillate. Questione denunciata da anni e per i quali erano stati emessi degli ordini di sgombero mai messi in atto. «Il personale è poco» – ha commentato il comandante dei vigili Vincenzo Pagano, insediatosi da poche settimane – «è un tema molto delicato che approfondirò, ma da soli non possiamo fare nulla perché ho pochissimi uomini e in quei beni oltre che un censimento bisognerebbe effettuare una vigilanza fissa». E così il caso resta. Il primo l’hanno sollevato gli stessi vigili che nell’immobile confiscato ad un ras dei Gionta hanno riscontrato abusi edilizi che impedivano l’accesso allo stesso. Un paradosso. Ora spuntano le occupazioni abusive in alcuni dei 43 immobili: sono stati sequestrati e acquisiti a patrimonio comunale dal 2003 sino ad oggi e tutti su ordinanze emesse sia dalla Procura che dal Tribunale e pre decreti sia penali che di prevenzione, tutti trasferiti al patrimonio comunale e solo alcuni al patrimonio dello Stato – ovvero quelli che ora ospitano strutture militari. Ma non è tutto perché quei beni che il Comune vuole acquisire rappresentano solo una fetta dell’immenso patrimonio immobiliare strappato alle cosche e consegnato – o in via di assegnazione – al Comune. Nella lista dei beni confiscati ci sono altre 43 strutture, di cui due assegnate alla guardia di finanza e 41 al Comune. Quaranta beni confiscati andranno usati per scopi sociali e uno per fini istituzionali. Si tratta di abitazioni, appartamenti, box, magazzini e persino fabbricati industriali. E tra questi c’è chi se ne è preso possesso: ovvero famiglie che senza alcun titolo li hanno occupati. Una storia assurda che si consuma nel silenzio delle istituzioni ma che ora rischia di diventare una bomba ad orologeria. Adesso i fari sono tutti puntati su quelli immobili anche dopo la visita del leader di Libera, don Luigi Ciotti che arrivando a villa Adele, la villa dei narcos Tamarisco, ha rinnovato l’appello affinché gli immobili confiscati non vengano abbandonati e lasciati così nelle mani di chi se ne appropria in modo illecito, e spesso da famiglie degli stessi proprietari affiliati alle cosche del territorio.

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