Studenti uccisi a Ercolano, l’assassino girava armato da mesi. Il gip: «Palumbo ha mentito, l’antifurto non è mai scattato»

Ciro Formisano,  

Studenti uccisi a Ercolano, l’assassino girava armato da mesi. Il gip: «Palumbo ha mentito, l’antifurto non è mai scattato»

La presenza di quei due ragazzi nei pressi della sua abitazione è stata «un pretesto» più che una causa in grado di «dare sfogo all’impulso criminale» che covava da tempo dentro la sua anima. Una follia lucida e determinata che lo avrebbe fatto sprofondare nel baratro dell’ossessione. Al punto che da mesi girava armato, anche solo per andare in giro con il suo cane.  Sono alcuni dei retroscena che emergono dall’ordinanza firmata dal gip del tribunale di Napoli, Carla Sarno per confermare l’arresto di Vincenzo Palumbo, il camionista di Ercolano che nella notte tra giovedì e venerdì ha ammazzato con undici colpi di pistola Tullio Pagliaro e Giuseppe Fusella, i due studenti di Portici assassinati perché scambiati per ladri in via Marsiglia, nella zona alta di Ercolano. Dalle 10 pagine del provvedimento emesso a 48 ore dal decreto di fermo, vengono fuori nuovi dettagli sul terrificante delitto. Per il giudice non ci sono dubbi, Palumbo ha sparato per uccidere. Lo ha fatto con «freddezza» e «determinazione» quando l’auto con a bordo i due giovani stava già lasciando l’area a ridosso della sua proprietà. Ha impugnato la sua “Beretta” calibro 40 dal balcone della sua casa e ha fatto partire una raffica di colpi dall’alto verso il basso, «da una posizione soprelevata di vantaggio» contro quell’auto con i fari accesi e «dunque ben visibile nel buio». Il tutto, come detto, mentre la vettura si stava allontanando e dunque «non costituiva alcun pericolo per la famiglia di Palumbo», un altro passaggio dell’ordinanza. Un dato, questo, dal quale si evince, secondo il gip, «la volontà di Palumbo di colpire e uccidere a freddo il conducente e il passeggero» della Fiat Panda sulla quale viaggiavano i due ragazzi incensurati. Anche la dinamica, il numero di colpi esplosi e la direzione degli stessi – secondo il giudice – escluderebbero la volontà difensiva dell’indagato che tra l’altro è un cacciatore e un «abile tiratore» che «avrebbe saputo come sparare a salve se solo avesse avuto quell’intento». Palumbo era ossessionato dai ladri a causa di un furto subito a settembre. E così sarebbe bastata la «sola presenza di un’autovettura» nei pressi della sua abitazione per far scattare la sua rabbia. Uno «stimolo così lieve, banale e sproporzionato, rispetto alla gravità del reato» commesso, scrive ancora il gip.

Il video

Tra le prove chiave raccolte dalla procura di Napoli c’è sicuramente il video ripreso dal sistema di videosorveglianza dei vicini di casa di Palumbo. Filmati dai quali emerge l’orario esatto del delitto, avvenuto tra le 00:25 e le 00:28 di venerdì notte. E proprio dal video – sostiene il giudice – è possibile ricostruire la dinamica. Palumbo in quell’istante si trova sul suo balcone, «soprelevato di circa 2 o 3 metri rispetto alla strada» e da lì inizia a sparare «dall’alto verso il basso» puntando all’auto, la Fiat Panda con a bordo i due studenti. Vittime che «non hanno avuto scampo» a causa della ridotta distanza tra l’auto e l’indagato e soprattutto in virtù del fatto – sottolinea ancora il gip – che Palumbo fosse un «soggetto avvezzo all’uso delle armi, in quanto cacciatore e titolare di regolare porto d’armi». Il filmato mostra anche l’auto con a bordo Tullio e Giuseppe che si schianta contro il muretto posto ai bordi della carreggiata alle 00:28 e 15 secondi. Dieci minuti dopo le telecamere mostrano Palumbo che si avvicina all’auto per verificare cosa fosse accaduto.

L’interrogatorio

L’indagato ha raccontato al pm di essere stato svegliato dall’antifurto scattato poco prima e di aver avuto paura perché vittima di un precedente furto il 4 settembre scorso. «Da quel momento – uno dei passaggi del racconto di Palumbo ripreso dal gip – dormiva con la pistola sotto al letto e la portava con sé anche la mattina presto quando usciva a passeggio col cane per timore di incontrare qualche maleintenzionato». Fantasmi e tormenti che lo avrebbero spinto a tirare il grilletto per uccidere. Palumbo ha anche affermato di aver staccato l’allarme, appena sveglio, di aver preso la pistola, essere uscito sul balcone e di aver visto la sagoma di un ragazzo vicino al cancelletto. «Che ci fai qua?», avrebbe gridato, prima che il giovane salisse a bordo dell’auto. Palumbo dice di aver sparato a a terra ma «solo a scopo intimidatorio» e che non «voleva uccidere nessuno».

L’antifurto

Una tesi che però non convince ne il pm ne il giudice. E tra l’altro dagli accertamenti emergerebbe che l’indagato avrebbe mentito in merito all’antifurto. Il sistema d’allarme perimetrale dell’abitazione, infatti, «non era mai scattato», sottolinea il giudice sulla scorta degli accertamenti eseguiti sul posto dai carabinieri. E dunque non solo Palumbo non sarebbe stato svegliato dal rumore dell’allarme ma i due giovani ammazzati, in realtà, non si sarebbero mai avvicinati – al contrario di quanto afferma l’indagato – alle porte della sua abitazione.

Gli amici dei ragazzi

A spiegare perché Tullio e Giuseppe si trovassero in quell’angusta stradina della periferia di Ercolano a notte fonda sono i loro amici. Tre ragazzi ascoltati dai carabinieri, durante le indagini, che hanno spiegato come i due fossero di casa in quella zona. A San Vito e nei pressi di via Marsiglia, infatti, vivono alcuni amici comuni dei due ragazzi assassinati e spesso si fermavano a parlare in auto anche per far compagnia a Tullio. «Lui lavorava nell’azienda familiare nel mercato dei fiori dalle 3 del mattino e spesso chiedeva agli amici di fargli compagnia fino a quell’ora per evitare di tornare a casa e prendere sonno».

I funerali 

Dopo la convalida del fermo ora il caso passerà al tribunale del Riesame. La difesa di Palumbo ha già annunciato ricorso sottolineando la tesi che l’indagato non avrebbe sparato per uccidere, al contrario di quanto sostiene la Procura. Nella giornata di oggi, intanto, verrà eseguita l’autopsia e domani si svolgeranno i funerali nella chiesa di San Ciro, a Portici. Ieri, invece, in via Marsiglia, sono apparsi ceri e striscioni per ricordare i due giovani.

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