Pompei, ex detenuti al lavoro negli Scavi: i sindacati dicono no

Salvatore Piro,  

Pompei, ex detenuti al lavoro negli Scavi: i sindacati dicono no

Pompei. Lavori di pubblica utilità in 52 siti italiani della cultura, 102 imputati coinvolti. L’idea non piace ai sindacati. Sta suscitando polemiche e un dibattito acceso anche a Pompei la convenzione siglata due giorni fa dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, e dalla ministra della Giustizia, Marta Cartabia. Grazie all’accordo – il primo del genere firmato tra due ministeri – 52 siti culturali (tra i quali la Reggia di Caserta ndr) apriranno le porte a 102 persone, imputate per reati per i quali è prevista una pena di massimo quattro anni. Tutti saranno impegnati nei lavori di pubblica utilità ai fini della messa alla prova. In caso di esito positivo, il reato si estingue. “Pur rispettando l’interesse al reinserimento sociale dei detenuti non ne condivido l’iniziativa che ritengo assurda e inutile, in quanto il provvedimento crea un conflitto di interessi tra due classi sociali, ovvero i detenuti e i giovani in attesa di un impiego, e non risolve le criticità dell’Amministrazione per la mancanza di personale” ha subito dichiarato Michele Cartagine (sindacato Unsa). Sulla stessa lunghezza d’onda sembra essere Antonio Pepe della Cisl, che si allinea alla nota ufficiale diramata dopo la firma dell’accordo dalla segreteria nazionale del proprio sindacato: “Nell’accordo si dice che i detenuti possono essere impiegati per la tutela, la fruizione e la manutenzione – si legge nel comunicato della Cisl Nazionale – mentre siamo d’accordo sulla manutenzione ci chiediamo quale apporto queste persone potrebbero dare per la tutela. Visti i numeri, è chiaro che l’intento dell’accordo è puramente simbolico, ma nel merito bisogna fare chiarezza. Non vorremmo che passasse l’idea che nei luoghi della cultura possa lavorare chiunque, senza alcuna competenza, magari pensando di poter destinare queste persone a compiti di vigilanza per riempire la drammatica carenza di organico”. E’ stato proprio il parco archeologico di Pompei, del resto, ad aprire per la prima volta la strada. Lo scorso 24 marzo, il parco archeologico di Pompei ha stipulato infatti una convenzione col Tribunale di Torre Annunziata per accogliere venti imputati che seguiranno un “percorso alternativo alle tradizionali sanzioni penali”. Le persone inserite nel programma svolgeranno mansioni diverse rivolte alla pubblica utilità. A firmare la convenzione “pilota”, il presidente del tribunale Ernesto Aghina, con Massimo Osanna (direttore generale dei musei per il Mic, nonché ex direttore degli scavi, ora sostituito da Gabriel Zuchtriegel) e la dottoressa Giuseppina Forte, rappresentante U.e.p.e. (Ufficio interdistrettuale esecuzione penale esterna). Il ministro Franceschini continua comunque a sposare il progetto: “Sono tanti i luoghi della memoria e della bellezza messi a disposizione, in nome di una piena collaborazione a un’idea lanciata dalla ministra Cartabia” ha  dichiarato Franceschini “sono convinto che l’applicazione di questo istituto nei siti culturali darà riscontri positivi”.

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