Studenti uccisi a Ercolano, lo strazio di una madre distrutta: «Ti prego Tullio, esci dalla bara».

Ciro Formisano,  

Studenti uccisi a Ercolano, lo strazio di una madre distrutta: «Ti prego Tullio, esci dalla bara».

«Tullio esci, ti prego». E’ piegata in due dal dolore quella donna che batte i pugni sulla bara di suo figlio. «Tullio esci, ti prego», ripete ancora in un urlo straziante che attraversa le navate della chiesa di San Ciro per toccare l’anima di una città intera. Il dolore di cui abbiamo scritto o parlato in questi giorni di sangue e manette, si materializza così, in carne ed ossa, nel volto di una donna che non riesce ad accettare la morte di suo figlio. Lo specchio nel quale si riflette una tragedia senza senso, tanto assurda quanto sconvolgente. La tragedia di due ragazzi ammazzati senza alcun motivo dalla follia di un uomo ossessionato dall’incubo di essere derubato. Un terrore che da vittima l’ha trasformato in carnefice, spingendolo a puntare la sua pistola contro l’auto sulla quale viaggiavano Tullio Pagliaro e Giuseppe Fusella, i due ragazzi di Portici ammazzati una settimana fa ad Ercolano da 11 colpi di pistola. Ieri si sono celebrati i funerali. Le due bare coperte dai fiori sono state sollevate al cielo dalle ali di folla che costeggiavano la chiesa, come se fosse la città ad alzare verso l’alto quei due ragazzi di vent’anni. Una luce che spazza via per un istante le tenebre della giornata più triste. Un bagliore accompagnato dal suono degli applausi scroscianti che accarezzano le pareti di case, balconi e palazzi. Tutto attorno una sfilata di striscioni. Parole mute affisse sui muri che hanno il peso di un grido rivolto a tutti: «Due giovani diventati santi per mano di un malvagio resteranno per sempre nei cuori di tutti noi». Poi i biglietti con su scritto: «sarete i fiori più belli del paradiso». E le saracinesche chiuse dei negozi in segno di rispetto e solidarietà. Inizia la messa. In chiesa ci sono un centinaio di persone, oltre 500 sono fuori che ascoltano, aspettano, piangono. Sono gli amici di Tullio e Giuseppe, sono ragazzi di vent’anni che qualche minuto dopo porteranno in spalla il peso immane di quella tragedia. Quando l’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia inizia a parlare, nella basilica riecheggia ancora il grido disperato di quella madre. «Mamma Rosaria e mamma Imma, papà Oreste e papà Sandro, non posso restituire Tullio e Giuseppe al vostro abbraccio, ma posso solo accostarmi alle vostre famiglie e provare a vivere con voi questo dolore. Comprendo la vostra rabbia, la vostra disperazione, il vostro urlo di ingiustizia e di impotenza, sono con voi, siamo con voi». Alla fine del funerale di nuovo gli applausi e i palloncini che volano verso il cielo tetro. Mentre nella testa di chi prova a sfiorare quelle bare resta ancora l’urlo straziante. «Tullio esci, ti prego», grida nei ricordi quella donna in lacrime piegata in due dal più terrificante dolore che la vita possa riservare.

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